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AL VOTO! AL VOTO! ... CI RISIAMO...

Mancano dunque qualche decina di ore e poi ci siamo, si vota.

Sul percorso con il quale si è giunti a queste elezioni, credo che oramai tutti siano informati.
Si potevano fare prima? Si potevano fare dopo? Senza dubbio si potevano e si dovevano fare prima.
Solo, come sempre, meschini calcoli elettoralistici, accordi sottobanco, intenti, alleanze, hanno determinato la crisi nel momento in cui è avvenuta.
Per più di un anno si sono lasciati governare i "tecnici", gli si è lasciato fare il lavoro sporco avallandolo e vendendolo come necessità per il paese. Poi, quando i giochi sembravano fatti, ecco arrivare la crisi di governo, il solito cerimoniale del tira e molla, ed eccoci qui.
Durante l'interregno tecnico i guasti sono stati più dei benefici, ma non si possono addebitare tout court ai tecnici. Questi ultimi, poi, garantivano, all'inizio del loro mandato, che finita la Mission se ne sarebbero tornati ai loro saperi. Non è stato così, non per tutti, ma non è stato così in particolare per il loro capo, il professor Monti. Il quale ha pensato bene, sempre nell'ottica - dice lui - di salvaguardia del paese, di "schierarsi" per continuare il lavoro e per non buttare via i sacrifici.
Semplicemente non è credibile, Lui, che ha fatto della credibilità internazionale il suo vanto, in questo e per questo senso "interno" non è credibile. E non lo ha dimostrato solo con i provvedimenti di governo intesi a massacrare ed impoverire il paese, lo ha fatto anche nella campagna elettorale sentenziando con chi e come avrebbe voluto continuare questa opera: niente "estreme", un PD che sostanzialmente accolga i suoi desiderata ed altre amenità simili. Un suo diritto sicuramente, ma intellettualmente disonesto: quando si annuncia che si lascia, si deve essere conseguenti.
Ma, come dicevo, mancano poche ore e poi ci siamo.
I grandi partiti che hanno prima dato sostegno al governo Monti e poi promosso questo percorso elettorale, PD e PDL, arrivano in un quadro diverso a questo appuntamento.
Il primo, da mesi, sta predicando che ha la vittoria in mano, ma ora non si sente più tanto sicuro.
Va comunque dato atto al PD di aver cercato di iniziare a fare un cammino nuovo di cui le primarie sono solo l'inizio, ma senz'altro non possiamo non stigmatizzare il fatto che con la storia delle "deroghe" e della quota di candidati riservata al segretario questo stesso cammino appare incerto. Il rinnovamento incompiuto, potremmo chiamarlo.
Il secondo era oramai defunto e solo il resuscitare del suo capo, fondatore e amministratore delegato, l'ha rimesso in piedi.  Senza troppe speranze per la verità, se non quella più concreta di poter essere una mera forza di interdizione parlamentare.
Per portare a casa almeno questo risultato, Berlusconi è ritornato a fare ciò che sa fare meglio: il venditore di sogni.
In sostanza, ciò che ci rimane e quelle che potrebbero essere le tre opzioni possibili in questa tornata elettorale sono: Grillo, SEL e Rivoluzione Civile.

Il primo sta raccogliendo un notevole successo. Dice cose anche molto interessanti ma anche un sacco di cazzate, sparate più per la pancia degli astanti che per la loro efficacia politica.
Essendo un movimento, quello di Grillo è un posto dove il dissenso non può abitare: o sei con me o sei contro. Posizione legittima ma posizione che poco ha a che fare con logiche di confronto democratico. Se non vuole andare in televisione ha ragione, ma allora perché si fa riprendere dalle telecamere? Se deprechi il medium televisivo non lo puoi usare quando ti fa comodo.
I salvatori della patria che mandano avanti gli altri a combattere non mi piacciono. Dice che lui non entrerà in parlamento, staremo a vedere... L'impressione generale che ho avuto, potrei sbagliarmi, è che comunque è incapace di confrontarsi con altri. Lui parla ad una piazza che è di fatto un set televisivo ma, salvo qualche breve battuta, non risponde a nessuno.
Tuttavia, come dicevo, alcune proposte sono assai interessanti e quindi è da tenere in seria considerazione.

Per quanto riguarda SEL anche qui c'è molto di interessante. Il partito è articolato sul territorio. Certo, Vendola non è proprio un novello politico, ma credo sia una persona onesta.
In Puglia ha fatto un ottimo lavoro, se si eccettuano alcuni incidenti di percorso, vedi il caso Tedesco ad esempio oppure il grande polo ospedaliero che voleva fare con don Verzé. Qualche cantonata l'ha presa anche lui e ci sono ancora alcune cosucce da verificare: la questione degli inceneritori e, su tutte, il dramma dell'Ilva a Taranto per il quale, va detto, non è l'unico ad avere competenza. Ma a parte questo, credo che nessuno non possa riconoscergli lo straordinario lavoro svolto in una delle regioni più difficili del nostro paese. E' poi una persona "tranquilla", nel senso non arrogante; parla in modo pacato e corretto anche se qualche volta insite troppo su un eloquio forbito al limite dell'eccesso.  
Unica cosa da chiarire bene, per Vendola, è la sua posizione con il PD. Per come è strutturato il PD, non credo ci siano molti punti di contatto programmatico e dunque: si allea con questo partito per "portare a casa qualcosa"? Si allea con loro mantenendo netta una propria identità e dunque convergendo solo su alcune questioni? Come si pone, insomma, rispetto al suo elettorato?

Per quanto riguarda Rivoluzione Civile ed Ingroia che lo rappresenta, si tratta  di uno degli ultimi soggetti politici approdati sulla scena.
Anche lui mi sembra una persona per bene e credo che nell'ambito della sua competenza specifica ante politica, quella di PM, si sia dimostrato una persona corretta, professionale, dignitosa ed onesta. Ora c'è tutto questo polverone sul fatto che non si sia dimesso dalla magistratura, ma sono polemiche solo strumentali, fatte poi, da chi della magistratura ha avuto sempre una grande insofferenza ed un generale "malpancismo", provengano essi da destra o da sinistra. 
In un paese come il nostro, sostanzialmente anarcoide ed insofferente alle regole, credo che riportare al centro il discorso della legalità, sia fondamentale. Della legalità e della giustizia sociale, malamente calpestata in questi ultimi venti anni da una politica miope, cialtrona, oscena.
E la giustizia sociale, passa inevitabilmente per lo smantellamento dell'intreccio mafia-poliica-affari, che tanti lutti e tante distorsioni ha portato ed ancora porta al nostro paese.
E' l'idea, insomma, che non solo non si tratta con la mafia ma che è tutta la cultura del condono, dell'abuso, della prepotenza, dell'arroganza del denaro spacciata per sviluppo che va combattuta e sostituita da una cultura della comunità. Ed il primo motore di questa cultura è lo stato.

Ecco, io credo che per le considerazioni sopra esposte siano queste le opzioni disponibili in questa tornata elettorale.
Certo, le mie sono solo opinioni personali e valgono dunque per quello che sono. Lungi da me indicare chicchessia. Il voto è una esperienza personale che ciascuno deve fare per proprio conto. Importante è farla. Perché il voto non è solo un diritto, ma anche un dovere. E non importa quante volte lo si dovrà esercitare. Non importa se fra nove mesi, poniamo il caso, torneremo alle urne.
So benissimo che lo sconforto, l'amarezza, l'incazzatura sono enormi. Ma dargliela vinta proprio così è da vili.
Come sempre, auguro a tutti voi buone cose per tutto.

Pubblicato il 21/2/2013 alle 18.4 nella rubrica diario.

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