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ASPETTANDO LA MAZZATA

La situazione non sembra delle più rosee.

Da una parte la "tensione" sui mercati internazionali - gli speculatori si stanno organizzando al meglio per affossare l'euro -, dall'altra i paesi della coalizione, in specie Francia e Germania, che non ne vogliono proprio sapere di aiutare gli altri, visto che li considerano inaffidabili e visto anche che hanno loro stessi non poche difficoltà. Da ultimo questo governo tecnico che ancora non ha detto ufficialmente ma ha già fatto sapere come intende agire.
In mezzo a tutto questo ci siamo noi, normali cittadini, quelli su cui ancora una volta ricadrà la mazzata.
Va detto subito che, a dispetto dell'essenza tecnicistica di questo governo, esso agisce come un governo politico tout court. 
Si è subito impantanato nelle paludi dei sottosegretari. Avrebbe dovuto agire, viste l'eccezionalità e l'urgenza su cui è nato in modo più veloce, preciso, selettivo.
Ed invece, sembra di essere tornati ai vecchi governi della DC o peggio al mitico pentapartito, dove qualunque cosa, doveva essere passata prima al vaglio dei partiti per poi essere messa in pratica.
Ora i ministri che ne fanno parte, mantengono un atteggiamento di estremo riserbo, che non sembra essere un sobrio stile istituzionale - doveroso, vista la funzione - quanto piuttosto un non sapere bene che cosa si dovrà fare.
L'unica cosa che è trapelata è che si andranno a colpire ancora una volta, ove ve ne fosse bisogno, il lavoro, le pensioni, i consumi, per mezzo delle aliquote IVA.
Che novità...
Per quanto riguarda il lavoro, una grande parte di responsabilità ce l'hanno i sindacati. Sono loro, non tutti ovvio ma la maggior parte, che hanno permesso, attraverso la concertazione, che si arrivasse ad una sostanziale ed irreversibile perdita non solo di salario, ma quel che è peggio, di diritti.
Ciò che sta facendo la FIAT, è solo l'ultimo ed inevitabile passo verso una destrutturazione contrattuale generale. I contratti aziendali, come li chiamano, altro non sono che la rappresentazione concreta del lavoro mendicante, quello per il quale negli anni '50 ci si toglieva il cappello e si pregava di essere assunti; quello dove era il prete a garantire, non le tue qualità o la tua formazione; quello per cui il lavoratore era in perenne ricatto di essere licenziato e viveva una condizione pressoché da schiavo.
Cosa si può avere da un lavoro così, se non sofferenza.
Quali garanzie, quali normative, nessuna.
Se oggi, con quel poco di legislazione e di tutela che ci sono, continuano a morire un sacco di persone sul posto di lavoro, ve lo immaginate domani, quando quel poco scomparirà del tutto?
Hanno innescato questa guerra fra poveri per far perdere una visione di insieme. Contrattano i licenziamenti come se a quelli che restano fosse garantito qualcosa. Ma la storia industriale ha dimostrato che quando si inizia a licenziare, poi è solo una questione di tempo: toccherà a tutti, prima o poi. E con i pretesti più assurdi.
Per quanto riguarda le pensioni, la novità pare che non valgano più i 40 anni per le pensioni di anzianità. Tutti dovrebbero uscire dal lavoro fra i 65 ed i 67 anni, con incentivi e disincentivi per quelli che escono prima o dopo questa soglia: una follia!
Quarant'anni di vita lavorativa sono due generazioni di persone, vi sembra poco?
Che cosa c'entra che l'aspettativa di vita si è innalzata, nulla.
I soldi per il pagamento delle pensioni ci sono, l'INPS è sostanzialmente in attivo.
Se poi queste somme accantonate vengono utilizzate per altri scopi non è colpa dei lavoratori ma della mala gestione da parte dei responsabili della cosa pubblica.
Se vi è un ammanco di cassa, non lo si può imputare al lavoratore, ma all'evasore contributivo, all'evasore ed all'elusore fiscale, al corruttore questi sì, veri cancri da estirpare e temi invece su cui si è fatto poco e comunque in senso contrario alla loro risoluzione.
Ma lo stato, come sempre, abdica ai suoi doveri, preferisce togliere dove è più facile, anzi, dove nessuno può dire o fare nulla. 
Si preferisce vendere, alienare come si dice, i beni di tutti per non toccare i patrimoni di pochi.
Si preferisce concedere a pochi i beni di tutti, anziché erogare a tutti servizi equi o addirittura gratuiti, come avrebbe dovuto essere per le principali autostrade, per fare solo un esempio
Molto si è discusso sulle baby pensioni, da tutti ora aborrite e censurate.
Strano però che non ci si ricordi che quella fu la storia di un altro baratto, di uno scambio politico elettorale. 
E considerando il fatto che queste baby pensioni riguardano il pubblico impiego, la destra che oggi si scandalizza tanto dovrebbe ricordarsi che fu uno scambio che interessava soprattutto il suo elettorato oltre a quello democristiano, è ovvio. Non che la mitica sinistra si sia stracciata le vesti, intendiamoci, anzi. come si vede era uno scambio che poteva accontentare tutti e così è stato fatto. Quella gente che è andata in pensione a 39, 40, 45 anni, lo ha fatto perché una legge dello stato gliel'ha permesso, una legge votata da un parlamento e promulgata da un presidente della repubblica.
Ma la memoria si sa, in questo paese è la cosa più deficitaria.
Ora quel conto è rimasto da saldare, ma che lo debbano pagare ancora e di più i lavoratori non lo trovo giusto.
Per quanto riguarda i consumi, è del tutto evidente che una maggiorazione dell'IVA non potrà fare altro che deprimerli ulteriormente. La progressiva perdita di potere d'acquisto dei salari, che negli ultimi 10 anni non hanno fatto altro che scendere, unita all'aumento dell'imposta, non farà altro che ridurre, da parte della gente, gli acquisti e non parlo solo di quelli cosiddetti voluttuari ma anche di quelli primari.  Si farà fatica a comprare da mangiare, per capirci.
E questa è solo una previsione, sostanziata da elementi ancora ufficiosi.
Solo la prossima settimana sapremo meglio e più concretamente.
Ho tralasciato, naturalmente, tutta una serie di capitoli su cui ancora non vi è chiarezza.
Le banche, la scuola, i vari tagli alle spese correnti, l'ICI e molto altro ancora.
L'idea generale comunque che si può ricavare da tutto questo è solo l'attesa della mazzata, quella condizione psicologica per cui non ti aspetti nulla di positivo, dove, anzi, già sai che sarai ancora tu a rimetterci e dove capisci che se è già faticoso vivere, lo sarà ancora di più.
A che pro tutto questo?
Chi è che veramente che si vuole salvare.
Cosa effettivamente si sta preparando a livello europeo.
Abbiamo solo degli indizi poco rassicuranti.
Tenete su le orecchie e cercate di informarvi, non solo dai giornali o dalle televisioni, andate un po' oltre.
Come al solito, vi auguro buone cose.

Pubblicato il 1/12/2011 alle 9.53 nella rubrica diario.

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