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AIUTIAMO LA VAL SUSA

Le notizie degli scontri fra polizia e dimostranti nella valle dove si dovrebbero svolgere i lavori di costruzione della TAV, ci hanno fatto ripiombare nella preoccupazione.

Da una parte lo stato centrale che adopera le forze di polizia per militarizzare la zona ed "accompagnare" i cantieri, dall'altra la gente che in quei posti vive, che proprio non ne vuol sapere - a mio avviso giustamente - di ritrovarsi in casa un cantiere abnorme che non solo sarà eterno, che non solo pagheremo noi dalle nostre tasche, che non solo provocherà danni irreparabili all'assetto geomorfologico del territorio, che non solo provocherà danni permanenti ala salute dei cittadini, ma che, in ultima istanza è perfettamente inutile.
Qui non si tratta di essere sovversivi o contro lo sviluppo del paese, qui si tratta di impedire che alcuni, pochi come al solito, facciano miliardi sulle tasche e sulla pelle di molti.
come al solito, quando si parla delle cosiddette grandi opere, entrano in ballo enormi quantità di denari, che fanno gola, che suscitano interessi più o meno inconfessabili, che alla fine producono due fazioni: quella del potere, solitamente favorevole all'opera in questione, e quella della gente comune che vive in quei posti, solitamente e giustamente contraria alle opere in questione.
Non sono cose nuove. Il nostro disgraziato paese ne è costellato sin dall'inizio degli anni sessanta, con l'avvio dell'autostrada del sole. Anche lì c'erano forti contrasti ma non venivano a galla perché l'informazione libera non esisteva. Non parliamo poi del Vajont, emblema tutt'ora esistenza della stoltezza, della cupidigia e della sordità che le istituzioni ebbero nei confronti di quelle genti che pagarono con la loro vita la magnifica opera in questione.
Ora siamo di nuovo al solito punto.
Si dice, argomento assai zoppo per altro, che l'Italia ha bisogno di fruire di un trasporto modale per le merci, tale che la renda competitiva ed unita al resto dell'Europa. Si traccia con penna malandrina un percorso su una carta geografica e si ritiene che quella sarà la manna dal cielo.
In fondo, si tratta semplicemente di sforacchiare un po' una montagna, fare opere sussidiarie a questi buchi e poi, quando forse sarà finito, metterci delle rotaie a far passare un ciuf ciuf che porterà le nostre mitiche merci in ogni dove e ne riceverà altrettante.
Naturalmente, come sempre accade nellle cose pubbliche, il disegnatore malandrino non è di quei posti, non sa nemmeno di cosa parla. E' la stessa cosa di quando Trenitalia fa gli orari dei treni per i pendolari: chi li compila, non è certamente un pendolare, non sa che cosa sta facendo. Con le note conseguenze che tutti conosciamo.
Ecco, con le opere pubbliche di questo tipo succede la stessa cosa.
Alla domanda poi: "Come faremo, che cosa diremo a quelle popolazioni dove andiamo a sventrargli la terra?", la risposta di questi malandrini è: "Gli daremo due soldi e magari gli promettiamo lavoro, vedrai che stanno buoni! Del resto o così o così!".
Ecco, l'idea di fondo che hanno questi signori di così grandi vedute, di così tanta capacità progettuale, di così tanta esperienza nel reperire fondi è che la gente che vive in quei posti non conta un beneamato cazzo, si deve adeguare.
Del resto è sempre stato così anche nella storia recente: le servitù militari americane in Sardegna, l'allargamento dell'aeroporto "Dal Molin", vuoi che questi quattro montanari facinorosi non si adeguino? 
Beh, quelle genti, alle quali si deve rispetto innanzitutto, non si sono adeguate e giustamente si sono di molto incazzate.
Noi oggi, popolo della rete, dobbiamo dare loro una mano, quella che uno stato disgraziato, miope ed insulso non ha saputo dargli, visto che la risposta dello stato è consistita nel mandare i soliti poliziotti sfigati, gente come noi, a manganellare altra gente come noi.
Allora, dobbiamo lasciare sole queste popolazioni?
I partiti, di destra, di sinistra, di centro, la Lega che tanto parla di popoli gliel'hanno messo in quel posto, noi gente comune, normale, dobbiamo far sentire a queste popolazioni tutto il nostro aiuto e sostegno.
Guardate che oggi tocca alla Valle di Susa, ieri è toccato alla Sardegna, a Vicenza, domani potrebbe capitare dalle vostre parti, perché in questo disgraziato, martoriato paese, preda dei lestofanti tramaccioni e mafiosi, c'è sempre un'opera da fare.
Il mio dunque, vuole solo essere un appello affinché si trovino forme non violente ma ferme di dura protesta che possano aiutare a fermare questi scellerati idioti e possano restituire serenità e dignità a quelle genti calpestate da uno stato infame e dai suoi indegni rappresentanti.
Io direi, per cominciare, iniziate a restituire tutte le tessere di partito.
Poi, chi ha voglia tempo e possibilità vada a trovarli qusti valligiani e vada a vedere cosa combinano  le ruspe.
Filmate documentate e mettete in rete.
Dobbiamo sputtanarli, dobbiamo far vedere quanto debole e misera è la loro forza vigliacca.
Se poi qualcuno ha suggerimenti, siamo qui, diffondiamoli nella rete, creiamo un movimento nazionale.
Alla prossima, buone cose a tutti

Pubblicato il 28/6/2011 alle 17.25 nella rubrica diario.

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