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Di ritorno dal pensiero
CULTURA
10 aprile 2019
Una buona notizia

In tempi tristi e difficili come questi, quando si trovano delle storie semplici e significative si fa sempre un ottimo incontro, quasi che lo spirito trovi un po’ di ristoro dopo tanta polvere.

La storia di cui voglio parlare è quella che ho letto sul “Fatto” qualche giorno addietro ed ha per protagonista Antonio La Cava.

Questo signore ha esercitato sino alla pensione la professione di insegnante, maestro di scuola elementare per essere precisi.

L’ha fatto in Basilicata, la sua terra. Poi in quiescenza ha deciso di dover continuare in modo diverso la sua “missione”.

Si è comprato un Ape e con l’aiuto di un suo amico ha attrezzato il mezzo in modo tale che potesse trasportare libri. Si è inventato una biblioteca mobile e con questa ha iniziato a girare i paesi della sua terra portando libri soprattutto per i ragazzi, i più giovani, cercando di alimentare l’interesse, la passione per la lettura. Ma cercando attraverso i libri e il dialogo, di instillare una coscienza oltre che un interesse.

Ecco, ho trovato molto interessante questa notizia per tanti motivi, ma in particolare per il fatto che questo persona è uscita dagli schemi e per la passione della sua vita, insegnare, ha voluto ancora rendersi umilmente utile.

Nulla a che vedere con la mistica del “vecchio è bello e può ancora consumare”.

Nessuna retorica su cosa si debba fare, semplicemente fa.

Non ha creato associazioni, centri studi, e via dicendo sul problema della lettura e perché gli italiani non leggono.

Nemmeno si è messo in competizione con internet e con l’approccio e l’utilizzo che oggi i giovani ne fanno: semplicemente ha proposto, ha parlato, ha fatto.

Ci sono parecchie persone che si comportano e agiscono come il signor Antonio e questa e la grande fortuna di questo paese. Non se ne parla abbastanza nei media e questo è un peccato.

Oppure se ne da un “taglio” tra il patetico e il trash.

Comprendo che la cosiddetta narrazione dei fatti oggi è così incentrata sul nulla e quando si trovano storie come queste non si pubblicano – tranne qualche giornale che appunto ne parla – perché non “tirano”. La narrazione si nutre di livore, di accanimento, di menzogna. Ha bisogno di una comunità di utenti imbesuiti, webeti, creduloni a senso unico, spacciatori di terrore, falsari e così via.

La narrazione ha bisogno soprattutto che la gente non pensi, piuttosto si schieri. In questo eterno dualismo tra pro e contro, colpevoli o innocenti e così via.

E per fare in modo che la cosiddetta gente si schieri si inventano stupidaggini, dicerie, non si danno notizie si commentano fatti, senza lasciare decidere a chi legge, guarda, ascolta, naviga. Quello che si trova è già confezionato, pronto al consumo.

Diventa difficile ed oneroso informarsi, ma si può ancora fare per fortuna.

Sono contento che ci siano dei signor Antonio in giro per il nostro paese.

Con fatica e pazienza, forse non è ancora tutto perso.

Buone cose a tutti.


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permalink | inviato da tattara il 10/4/2019 alle 10:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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