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Di ritorno dal pensiero
POLITICA
4 marzo 2019
Benvenuto

E’ un segnale positivo che un milione e mezzo di persone si sia recato ieri ad esprimersi su chi voleva che fosse il nuovo segretario del Partito Democratico.

In primo luogo perché ha “mosso” fisicamente degli individui facendoli recare personalmente nel luogo ove si svolgevano le votazioni. Gente in carne e ossa insomma.

Secondariamente, non per importanza, ha evidenziato un bisogno di partecipare attivamente alla politica; la necessità di “dirlo”, metterlo in luce.

Non so come potrà tradursi in realtà tutta questa aspettativa.

Certo è che ieri si è palesata la volontà di cambiare rotta, metodo, linguaggio.

Riuscirà il nuovo gruppo dirigente a fare tutto questo?

Non ne ho idea!

Ma è certo che ieri glie l’han chiesto a gran voce.

Le resistenze del vecchio apparato – leggasi Renzi e tutto il suo entourage – sono davvero notevoli. Soprattutto negli apparati “istituzionali” che già si sono costituiti “ante” consultazioni primarie.

In sostanza: la domanda c’è, forte e chiara; il modo per portarla avanti pure, il nuovo segretario; la realtà parlamentare e non solo, non si sa.

Ecco, la perplessità più forte nasce proprio su questo ultimo fondamentale aspetto.

Come gestirà queste istanze il nuovo gruppo dirigente lo sapremo e lo vedremo nel prosieguo della loro attività.

Dunque ben venga questo risveglio partecipativo, anche se non ho ancora visto la sua ripartizione.

Questa cosa un po’ mi preoccupa, perché ho la sensazione che ancora una volta vi sia un profondo divario tra il voto delle città più importanti e la “periferia”, intesa come città più piccole, paesi, campagne.

E’ vero che ormai nelle città, soprattutto quelle metropolitane, vive la maggioranza delle persone; ma è altrettanto vero – Trump docet – che le cosiddette campagne, hanno il loro peso.

Quindi bene il risultato, ma vediamo anche la sua distribuzione.

Noi non siamo certo gli Stati Uniti, ed è vero che nella pianura padana si concentra il 66% della popolazione italiana. Ma questo, visto come la Lega si sta muovendo – specie al Sud – dovrebbe fare osservare meglio incidenza e distribuzione del voto.

Diamo comunque, ora, un benvenuto al fenomeno a cui ieri abbiamo assistito.

Un saluto a tutti e buone cose



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CULTURA
25 febbraio 2019
LA SECESSIONE LEGHISTA DISTRUGGERA' IL PATRIMONIO

Caro Montanari, ho letto con interesse il suo articolo apparso oggi sul “Fatto Quotidiano” dal titolo: “Così la”secessione” leghista distruggerà il patrimonio”.

Lei postula che ci sia qualcosa che ci fa sentire italiani, che ci rende italiani al di là di tutto ed afferma che questa sia rappresentata dal patrimonio storico, artistico e paesaggistico del nostro Paese.

Questa affermazione tuttavia rappresenta un suo desiderio, un suo modo di “sentire” più che una realtà.

Innanzitutto perché gli italiani, io per primo, non hanno contezza del paese in cui vivono. Conoscono a mala pena il posto dove abitano o qualcosa in più, a seconda dei viaggi che hanno fatto; o a seconda dei vari “parenti” che hanno distribuiti nella penisola in forza di pesanti e mai cessate migrazioni interne.

Dobbiamo alla tanto vituperata televisione – attraverso programmi come Linea Verde o Sereno Variabile, solo per fare un paio di esempi – se l’italiano medio viene a contatto con realtà diverse dalla sua. E questo la dice lunga.

Dice intanto che la scuola ha fallito come istituzione e struttura nel non essere stata capace di dare almeno un’idea di paese, ma soprattutto di aver instillato un minimo di curiosità per le cose che stanno appena ad un metro di distanza.

Ma non è solo la scuola, ovviamente, responsabile di questo spaesamento, ci mancherebbe.

E’ un problema che si trascina, penso, dall’unità dell’Italia.

La percezione e poi la consapevolezza di ciò che avremmo dovuto diventare come popolo. Sono questioni che sono sempre state sottovalutate, evitate scrupolosamente in nome e per conto di interessi altri.

Politici, industriali, economici.

Però ho come l’impressione che tutto il discorso ruoti attorno al fatto che la Lega (con il fu movimento) sia al governo e non solo in quello centrale.

Io non sono leghista anche se vivo in una regione amministrata da quel partito.

Ricordo, poi, che queste amministrazioni sono stare “elette” , dunque una domanda che sorge spontanea è: “possibile che l’offerta politica fosse così povera e poco coinvolgente, da permettere a questi di governare?”

Certo che è possibile ed è anche successo e probabilmente succederà ancora, visto che non esistono al momento proposte alternative valide, solide, credibili.

I tanto biasimati populismi, in fondo, non sono che la conseguenza di 70 anni di porcherie commesse da quelli che si sono eretti a custodi, paladini, difensori della nazione, che al contrario l’hanno saccheggiata, derubata, impoverita, delusa, non solo sul piano economico e finanziario ma anche su quello etico.

Lei dice che le tre più ricche regioni vogliono tenersi i soldi a scapito delle altre ed in particolar modo del Sud. Questa operazione, che ora pare eversiva, come lei stesso ricorda, non l’ha fatta la destra o la P2, è stata “portata a casa” dal mitico centro-sinistra, uno dei massimi custodi della nazione, del popolo, ecc.

Allora, cosa sta dicendo?

Che il centro-sinistra è libero di sfasciare l’Italia perché lo fa in modo “culturalmente” appropriato, mentre la Lega non può portare sino in fondo gli esiti nefasti di quello sfascio perché impresentabile ed incolta?

Mi sembra debole come pensiero.

Non si sono sollevati in tanti quando si è discusso quali competenze lo stato centrale potesse “cedere” alle regioni, ma adesso ci si stupisce e ci si scandalizza.

Si fanno analisi per dire che no, non è possibile, è eversivo, mina le fondamenta del nostro essere popolo.

E’ come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.

Ma torno a dire: siamo sicuri che siamo popolo?

Che cosa ci unisce davvero, oltre alla cucina?

La storia, la lingua, la guerra, cosa?

Un saluto a tutti e buone cose



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POLITICA
22 febbraio 2019
E adesso?
Cosa accadrà dopo aver "salvato" salvini?
Sembra di assistere a: "Oggi le comiche".
Solo che al tempo ci divertivamo assai, mentre oggi, da ridere c'è ben poco.
Quello che si capisce è che se si comincia a derogare sui principi, non si sa dove
si finisce.
Quella che dovrebbe essere normale prassi politica, trovare soluzioni venendo a compromessi
onorevoli, potrebbe trasformarsi nell'eterna prassi dello "scambio" di favori al ribasso.
Intanto si legge fra le righe che il movimento si strutturerà, diventerà a tutti gli effetti un partito.
Con tutti gli annessi e i connessi.
In secondo luogo, si continua, lo fà soprattutto Salivini, va detto, sul tira e molla delle altre
questioni centrali che hanno "portato" il movimemento a preferenze così importanti.
La TAV, che pareva un obiettivo già portato a casa, nel senso della sua definitiva inutilità e quindi
dell'altrettanto già assodata non fattibilità, riemerge ad aogni piè sospinto, un giorno sì e l'altro pure, come se ancora avesse un barlume di possibilità ad esistere.
Si continua a confutare numeri, a dire che, insomma, se le perdite fossero contenute e non sono di certo quelle calcolate si potrebbe...
Per farla breve, il governo ha rinviato per un altro mese il da farsi.
Bonafede, nell'Intervista al Fatto Quotidiano di oggi, proporrà di cancellare le soglie di inpunità introdotte da Renzi e si dice fiducioso ecc ecc.
Sulla TAP, si erano fatte promesse e dette cose probabilmente senza sapere bene ciò che si stava dicendo.
Il Reddito di Cittadinanza si gonfia di ulteriori paletti, per cui è tutta da verificare la platea finale che potrà accedervi.
Insomma, un po' poco no?
E adesso?
Credo che tutti i militanti, tutti i parlamentari del fù movimento debbano fare una profonda riflessione.
Ma penso che, soprattutto i parlamentari, debbano far riferimento più alla loro coscienza che non alle direttive dei capigrppo,
Un saluto a tutti e buone cose

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POLITICA
20 febbraio 2019
Requiem per il movimento... partito
Ecco, la schifezza si è compiuta.
La farsa della consultazione on line sulla piattaforma Rousseau ha
partorito il topo.
Daltronde non poteva andare diversamente.
L'ignavia dei dirigenti del fù Movimento 5 Stella che non hanno nemmeno avuto il
coraggio di schierarsi con un pensiero forte e unico, ma hanno affidato ai sapienti della
comunicazione il compito di far finta di chiedere alla base - in maniera volutamente
poco comprensibile ed artatamente equivoca - ha prodotto quel 60/40 che di fatto sancisce la
fine di un'esperienza politica.
Il Movimento è PARTITO.
Sia nel senso che se n'è andato dalla sua essnza originaria, sia nel senso che è diventato  proprio come i partiti che tanto voleva combattere.
Ciò che di digitale ferisce, di digiatale perisce, ridicolo no?
Dev'essere proprio la brama di potere, l'ubriacatura che dà stare nella stanza dei bottoni, la causa
di tutto questo.
Dev'essere quel "Roma capta, cepit ferum victorem", come era capitato alla Lega negli anni novanta, è una spiegazione possibile ma non esaustiva.
O probabilmente, come dice Padellaro, dev'essere quel "Cumannari è meglio che futtiri", senz'altro anche questo.
In nome di una farsesca realpolitik ne abbiamo viste di cazzate.
C'era però, nel Novimento, un pricipio che lo rendeva speciale e che era costitutivo del suo stesso essere, principio - per dirlo con il papa emerito - non negoziabile: la LEGALITA'.
L'idea che di fronte alla legge, nella legge, ogni soggetto si trovasse nelle medesime condizioni a prescindere dal proprio status, a prescindere dal proprio ruolo.
Questo e solo questo, ha reso speciale il Movimento.
Ecco, la pagliacciata  di ieri lo ha cancellato a colpi di click, come se un bit si potesse barattare con un'idea.
Hanno buon gioco i morti resuscitati, PD e FI, a dire che il movimento non è dissimile da loro.
E' il solito giochino: "Vedi, sono tutti ladri, perciò si può dire che nessuno è ladro!".
La cosa che mi ha anche lasciato "perplesso" è che non sia venuta alcuna voce dal Fondatore, da quello che ha fatto il passo di lato, da quello che, pilatescamente, se n'è lavato le mani, non ha preso posizione, con la scusa infantile che non ha nessuna carica.
Sono convinto che all'interno del movimento ci siano un sacco di persone per bene; gente che si fà il mazzo per cercare di migliorare le cose, non sempre riuscendoci.
Ma sono altresì convinto che molti di quelli come me, che non hanno casacca, che sono pronti a dare fiducia sui contenuti, non sulle apartenenze, non rinnoveranno tale fiducia a questo soggetto politico.
Da più di vent'anni ci siamo dovuti turare il naso, abbiamo dovuto ingoiare di tutto. Avevamo una tenue speranza.
Con la proterva stupidità e insolenza di ieri, penso che possiamo dedicare solo un requiem a questa speranza.
Ricordo però che la pazienza è al limite, non approfittatene troppo.
L'Abruzzo non può che essere solo l'inizio.
Un saluto a tutti e buone cose





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permalink | inviato da tattara il 20/2/2019 alle 9:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
16 aprile 2014
Questa volta sto con Grillo
L'episodio di questi giorni relativo alla trasposizione del titolo di un libro di Primo levi ed il montaggio fotografico della scritta che compariva sul lager di Auschwitz ( spero di averlo scritto giusto) mi hanno dato da pensare. Più che l'episodio in sè, le solite reazioni.
Naturlmente ciascuno è libero di esprimere disagio, incomprensione, fiananco disgusto, ma ciò non toglie che non si può censurare a prescindere.
So di imbattermi in terreni delicati, ma credo sia giunto il tempo di smontare questa mistica della Shoa.
Nel senso che se è vero che nella famosa democrazia tutto si può criticare è vero anche che si può parlare, paragonare, utilizzare materiali relativi ai tragici eventi che accaddero negli anni trenta/quaranta del secolo scorso.
Sta nella coscenza di ciascuno viverli ed interpretarli come meglio sa e crede. Invece.
Ecco levarsi la riprovazione generale, che non è altro che quel senso di colpa che ancora pervade le famose democrazie, per non aver saputo - a suo tempo - e per non sapere oggi gestire un ricordo che le coinvolge e ci coinvolge in prima persona.
Per parte mia posso solo osservare che è troppo semplicistico non sapere o non aver anocra capito cosa fu quella macchina di sterminio e come mai ci si sia arrivati.
Problemi economici? Probelmi sociali? Isterie di un folle coi baffetti? Inanità degli stati che sapevano ma facevano finta di non sapere? Banalità del male?
Versioni. Dove ognuna ha il suo fondamento e le sue giustificazioni, la sua ignoranza e la disperata, spasmodica ricerca di un'assoluzione che non potrà venire mai.
Pensate che la buffonata più grande, là dove meglio si evince il senso di colpa non ancora superato, è stato istituire la giornata della memoria: un ricordo obbligato da un calendario, non fatto proprio dalla coscenza e dalla conoscenza storica.
Detto questo c'è un problema attuale che discende da questo scrupolo, da questa colpa: non si può parlare degli ebrei perché, al solo nominarli, si diventa automaticamente antisemiti.
Mi spiace, ma questo, come cittadino non lo posso proprio accetare.
Critichiamo continuamente tutte le religioni del libro e questa non si può nemmeno nominare?
Un'assurdità.
E la cosa grave è che tutti si adeguano a questa pseudo regola non scritta.
Per assurdo sono "ebrei" a criticare loro stessi, vedi ad esempio Gad Lerner e la questione dell'ospedale israelitico - Mastrapasqua.
Cioè a dire che solo alcuni sono titolati a muovere critiche, gli altri, se lo fanno, anche garbatamente, anche sense insulti becereri ed inutli, sono tutti anti semiti.
Alcuni mesi orsono, solo per fare un esempio, fu tolto un articolo di Oddifreddi da "La Repubblica" solo perché argomentando in senso matematico un discorso relativo allo sterminio degli ebrei aveva osato contestare ana certa affermazione. La Comunità ebraica pretese ed ottenne la rimozione di quell'articolo: una sciocchezza controproducente.
A nulla valsero le spiegazioni del professore: si deve togliere ed è stato tolto. Facendo torto alla pretesa di laicità e pluralità che il giornale sostiene di avere.
Ecco, per dire.
Ma il discorso principale rimane questo: non possiamo essere succubi di questi dolorosi avvenimenti come non lo possiamo essere nei confronti del martirio dei primi cristiani o del genocidio ruandese.
Perciò penso che se volessi utilizzare il titolo di un libro di Primo Levi per evidenziare esattamente il suo contrario od il suo portato nefasto, lo dovrei e lo potrei fare senza che nessuno urli allo scandalo.
Non è di come si esprime Grillo che ci dobbiamo preoccupare, quanto piuttosto di come non si esprimono o fanno finta di esprimersi gli altri.
E' ora di smetterla con questo paternalismo d'accatto, che vorrebbe fare il moralista su delle sciocchezze ma che è ben pronto a prostituirsi su cose ben più importanti.

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POLITICA
18 dicembre 2013
AUGURI
E' tempo di feste, almeno nel calendario, per alcuni ma non per molti.
E' triste ma è la realtà. Si fa fatica ad esprimere un augurio che è una speranza, un invito, che sappiamo non potrà essere accolto e condiviso da un mare di persone, esseri umani in carne ed ossa.
Il mio augurio più sincero, laicamente sentito, voglio farlo a Nino - mi scusi la confidenza - Di Matteo ed a tutti i magistrati, alle loro scorte ed alle loro famiglie, che coraggiosamente lottano per estirpare il cancro che ci attanaglia e ci rode da troppo tempo.
Sembra retorica sentimentale, ma vi assicuro non lo è affatto ed inviterei i soliti due che leggono queste righe a riflettere ed a passare parola.
C'è una cosa che sappiamo tutti, come al tempo di tangentopoli ed anche prima: la politica si è innestata nella mafia e viceversa, come una mala pianta che si sviluppa rigogliosa all'ombra del nostro silenzio, della nostra vigliaccheria. Siamo tutti colpevoli, nei nostri gesti quotidiani, nel nostro fatalismo ignorante, nel nostro egoismo primitivo.
Inutile scomodare analisi antropologiche, sociologiche, storiche: noi siamo ciò che accettiamo.
I motivi possono essere diversi, nobili o meno, non è il mio un giudizio morale, ma il risultato non cambia.
Siamo un paese omertoso, anarchico e scellerato, proteso al singolo interesse, senza una visione generale di comunità.
Ci eravamo illusi che la cultura, l'istruzione, il benessere, potessero in qualche modo "mitigare" questa situazione ma era, appunto, un'illusione.
So per certo che questo paese è abitato da molte persone per bene, oneste, tranquille, ma non facciamo testo, siamo minoranza, non contiamo nulla. Le nostre sacrosante proteste, sono poco più che guaiti alla luna.
Mai smettere di combattere, perché abbiamo dei figli a cui insegnare, noi proponiamo, saranno loro, se lo vorranno, a recepire. E, quand'anche non lo facessero, noi continueremo, perché la loro esistenza non può presupporre la nostra fine: non può essere o noi o loro, entrambi abbiamo diritto di cittadinanza, di esistenza. Non si possono contrapporre, in nome del modernismo, gli uni agli altri.
Scusate il pistolotto, ma mi sentivo di dirlo e, soprattutto, di riaffermarlo.
Come milioni di persone, non ho rubato nulla ai giovani, per cui io sono un garantito ed essi sono precari.
Come milioni di persone, non ho rubato il loro futuro perché penso che ho diritto alla mia pensione, dopo aver lavorato una vita.
Ma lasciamo stare, oggi è il giorno degli auguri e sinceramente li formulo agli onesti..
C'è, fra le molte, una persona a cui non voglio augurare buone feste.
E' il capo dello stato, il presidente della repubblica. Non credo sia offendere questo.
Al capo dello stato, l'unico augurio che posso fare è che se ne vada al più presto.
La sua concezione politica, la sua visione del mondo l'estrinsecarsi delle sue prerogative - debordando eticamente da ciò che la costituzione prevede - mi fanno ritenere che egli non abbia più titolo e merito a ricoprire il suo posto.
Non sono un grillino, non sono un forcone, non ho la tessera di alcun partito.
Sono semplicemente, come milioni di persone, un cittadino di questa repubblica.
Alla prossima.

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permalink | inviato da tattara il 18/12/2013 alle 15:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
15 dicembre 2013
I FILOSOFI DELLA DOMENICA
Mi ero ripromesso di non scrivere più, vista la tristezza del periodo. Ma dopo gli ultimi sviluppi della situazione politica non posso più esimermi.
Mi perdoneranno i due lettori che mi seguono, ma siamo veramente arrivati alla frutta.
Dunque, dal 2011 viviamo sotto scacco di mirabolanti tecnici e di larghi intendisti. Diciamo che da anni siamo ridotti proprio male, anzi, malissimo. E, quello che è peggio, gli unici a non accorgersene, sono quelli che vivono nei palazzi, da quelli comunali, a quelli provinciali, ai regionali, per finire alle camere del parlamento.
Direte, sin qui, non hai detto nulla di nuovo ed è qui che sta la tragedia. Una persona normale come me, come voi, semplicemente prende atto e lo  dice, della desolazione che ci circonda.
L'insicurezza, il disagio, la povertà che nano a mano ci circondano. Tutte le nostre certezze che vanno a farsi fottere. L'impotenza di fronte all'arroganza della burocrazia, l'impoverimento di fronte ai nostri figli, che possiamo solo "sussidiare" - per quanto? - l'incapacità di fare un minimo di progetto, così presi nelle temperie di una vita balorda. Noi che avremmo dovuto costituire il baluardo, il passaggio da noi vecchi ai giovani. Noi che ci eravamo prefissati degli obiettivi che ci hanno progressivamente portato via.
Dicono che i giovani hanno perso il futuro, gli abbiamo rubato una prospettiva, ma nessuno dice di quello che hanno portato via a noi, la possibilità di darglielo questo futuro impoverendo prima noi e, di conseguenza, loro. Sono fuori di testa. Sarebbe come dire che noi dobbiamo scomparire, ma, scomparendo, dobbiamo intanto mantenere questi embrioni, questi bozzoli, questi uomini "in fieri". Pura follia. Vorrebbero buttare via noi, obsoleti, inutili, di un altro tempo, per semplicemente usare i nostri ragazzi, da qualunque posto essi vengano.
Questo è il mercato globale, che non ha mai avuto nulla a che fare con i diritti e sempre con le statistiche. Poveri e disperati ce ne sono tanti - e funzionali - che non ha nemmeno più importanza chi protesta: non è un problema ad essere sollevato, è solo n problema di ordine pubblico.
Ecco che in questa congerie, in questo sincizio, si inseriscono i filosofi della domenica, quelli che vorrebbero assurgere a Socrate, a Platone o ad Aristotele, quelli che dispensano consigli ed emettono sentenze.
Tristi personaggi che, dall'alto della loro rendita di posizione, e con potenti mezzi di comunicazione a loro disposizione, si sentono in diritto di emettere sentenze, salvo poi dire: "Questa è la mia modesta opinione!".
Poveretti, fanno più tristezza che rabbia. E non perché siano partigiani di qualcosa, quanto per il fatto che hanno vissuto anni meravigliosi nel verminaio in cui ci siamo venuti a trovare.
Credono di sapere tutto e di intuire tutto, dall'alto della loro saccenza, e dunque sono in grado - secondo loro - di sapere chi sono i buoni ed i cattivi, di additarli, di stigmatizzarli.
La vecchiaia, in uno dei suoi tanti aspetti, assume questo: la ridicolaggine. 
Vediamoli dunque per quello che sono: personaggi patetici che vorrebbero ancora, per puro narcisismo, dire qualcosa, ma che restano vacui come i sogni che all'alba si dissolvono.
I filosofi, specie quelli della domenica, sono il senso di colpa di una società che è stata fatta marcire da molto tempo.

P.S. Agli amici del PD, in primis a Renzi, vorrei sapere che cosa ne pensano del  magnifico lavoro svolto dal compagno Boccia.
Non vorrei essere arrogante, ma una risposta me l'aspetto.
Ai miei due lettori ed a tutti quelli che avranno la ventura di incappare in questo blog, auguro ogni bene possibile
 
                        

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permalink | inviato da tattara il 15/12/2013 alle 19:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
21 febbraio 2013
AL VOTO! AL VOTO! ... CI RISIAMO...
Mancano dunque qualche decina di ore e poi ci siamo, si vota.
Sul percorso con il quale si è giunti a queste elezioni, credo che oramai tutti siano informati.
Si potevano fare prima? Si potevano fare dopo? Senza dubbio si potevano e si dovevano fare prima.
Solo, come sempre, meschini calcoli elettoralistici, accordi sottobanco, intenti, alleanze, hanno determinato la crisi nel momento in cui è avvenuta.
Per più di un anno si sono lasciati governare i "tecnici", gli si è lasciato fare il lavoro sporco avallandolo e vendendolo come necessità per il paese. Poi, quando i giochi sembravano fatti, ecco arrivare la crisi di governo, il solito cerimoniale del tira e molla, ed eccoci qui.
Durante l'interregno tecnico i guasti sono stati più dei benefici, ma non si possono addebitare tout court ai tecnici. Questi ultimi, poi, garantivano, all'inizio del loro mandato, che finita la Mission se ne sarebbero tornati ai loro saperi. Non è stato così, non per tutti, ma non è stato così in particolare per il loro capo, il professor Monti. Il quale ha pensato bene, sempre nell'ottica - dice lui - di salvaguardia del paese, di "schierarsi" per continuare il lavoro e per non buttare via i sacrifici.
Semplicemente non è credibile, Lui, che ha fatto della credibilità internazionale il suo vanto, in questo e per questo senso "interno" non è credibile. E non lo ha dimostrato solo con i provvedimenti di governo intesi a massacrare ed impoverire il paese, lo ha fatto anche nella campagna elettorale sentenziando con chi e come avrebbe voluto continuare questa opera: niente "estreme", un PD che sostanzialmente accolga i suoi desiderata ed altre amenità simili. Un suo diritto sicuramente, ma intellettualmente disonesto: quando si annuncia che si lascia, si deve essere conseguenti.
Ma, come dicevo, mancano poche ore e poi ci siamo.
I grandi partiti che hanno prima dato sostegno al governo Monti e poi promosso questo percorso elettorale, PD e PDL, arrivano in un quadro diverso a questo appuntamento.
Il primo, da mesi, sta predicando che ha la vittoria in mano, ma ora non si sente più tanto sicuro.
Va comunque dato atto al PD di aver cercato di iniziare a fare un cammino nuovo di cui le primarie sono solo l'inizio, ma senz'altro non possiamo non stigmatizzare il fatto che con la storia delle "deroghe" e della quota di candidati riservata al segretario questo stesso cammino appare incerto. Il rinnovamento incompiuto, potremmo chiamarlo.
Il secondo era oramai defunto e solo il resuscitare del suo capo, fondatore e amministratore delegato, l'ha rimesso in piedi.  Senza troppe speranze per la verità, se non quella più concreta di poter essere una mera forza di interdizione parlamentare.
Per portare a casa almeno questo risultato, Berlusconi è ritornato a fare ciò che sa fare meglio: il venditore di sogni.
In sostanza, ciò che ci rimane e quelle che potrebbero essere le tre opzioni possibili in questa tornata elettorale sono: Grillo, SEL e Rivoluzione Civile.

Il primo sta raccogliendo un notevole successo. Dice cose anche molto interessanti ma anche un sacco di cazzate, sparate più per la pancia degli astanti che per la loro efficacia politica.
Essendo un movimento, quello di Grillo è un posto dove il dissenso non può abitare: o sei con me o sei contro. Posizione legittima ma posizione che poco ha a che fare con logiche di confronto democratico. Se non vuole andare in televisione ha ragione, ma allora perché si fa riprendere dalle telecamere? Se deprechi il medium televisivo non lo puoi usare quando ti fa comodo.
I salvatori della patria che mandano avanti gli altri a combattere non mi piacciono. Dice che lui non entrerà in parlamento, staremo a vedere... L'impressione generale che ho avuto, potrei sbagliarmi, è che comunque è incapace di confrontarsi con altri. Lui parla ad una piazza che è di fatto un set televisivo ma, salvo qualche breve battuta, non risponde a nessuno.
Tuttavia, come dicevo, alcune proposte sono assai interessanti e quindi è da tenere in seria considerazione.

Per quanto riguarda SEL anche qui c'è molto di interessante. Il partito è articolato sul territorio. Certo, Vendola non è proprio un novello politico, ma credo sia una persona onesta.
In Puglia ha fatto un ottimo lavoro, se si eccettuano alcuni incidenti di percorso, vedi il caso Tedesco ad esempio oppure il grande polo ospedaliero che voleva fare con don Verzé. Qualche cantonata l'ha presa anche lui e ci sono ancora alcune cosucce da verificare: la questione degli inceneritori e, su tutte, il dramma dell'Ilva a Taranto per il quale, va detto, non è l'unico ad avere competenza. Ma a parte questo, credo che nessuno non possa riconoscergli lo straordinario lavoro svolto in una delle regioni più difficili del nostro paese. E' poi una persona "tranquilla", nel senso non arrogante; parla in modo pacato e corretto anche se qualche volta insite troppo su un eloquio forbito al limite dell'eccesso.  
Unica cosa da chiarire bene, per Vendola, è la sua posizione con il PD. Per come è strutturato il PD, non credo ci siano molti punti di contatto programmatico e dunque: si allea con questo partito per "portare a casa qualcosa"? Si allea con loro mantenendo netta una propria identità e dunque convergendo solo su alcune questioni? Come si pone, insomma, rispetto al suo elettorato?

Per quanto riguarda Rivoluzione Civile ed Ingroia che lo rappresenta, si tratta  di uno degli ultimi soggetti politici approdati sulla scena.
Anche lui mi sembra una persona per bene e credo che nell'ambito della sua competenza specifica ante politica, quella di PM, si sia dimostrato una persona corretta, professionale, dignitosa ed onesta. Ora c'è tutto questo polverone sul fatto che non si sia dimesso dalla magistratura, ma sono polemiche solo strumentali, fatte poi, da chi della magistratura ha avuto sempre una grande insofferenza ed un generale "malpancismo", provengano essi da destra o da sinistra. 
In un paese come il nostro, sostanzialmente anarcoide ed insofferente alle regole, credo che riportare al centro il discorso della legalità, sia fondamentale. Della legalità e della giustizia sociale, malamente calpestata in questi ultimi venti anni da una politica miope, cialtrona, oscena.
E la giustizia sociale, passa inevitabilmente per lo smantellamento dell'intreccio mafia-poliica-affari, che tanti lutti e tante distorsioni ha portato ed ancora porta al nostro paese.
E' l'idea, insomma, che non solo non si tratta con la mafia ma che è tutta la cultura del condono, dell'abuso, della prepotenza, dell'arroganza del denaro spacciata per sviluppo che va combattuta e sostituita da una cultura della comunità. Ed il primo motore di questa cultura è lo stato.

Ecco, io credo che per le considerazioni sopra esposte siano queste le opzioni disponibili in questa tornata elettorale.
Certo, le mie sono solo opinioni personali e valgono dunque per quello che sono. Lungi da me indicare chicchessia. Il voto è una esperienza personale che ciascuno deve fare per proprio conto. Importante è farla. Perché il voto non è solo un diritto, ma anche un dovere. E non importa quante volte lo si dovrà esercitare. Non importa se fra nove mesi, poniamo il caso, torneremo alle urne.
So benissimo che lo sconforto, l'amarezza, l'incazzatura sono enormi. Ma dargliela vinta proprio così è da vili.
Come sempre, auguro a tutti voi buone cose per tutto.


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CULTURA
29 dicembre 2012
SALUTO PUBBLICO
Saluto "Pubblico Giornale" che sta per chiudere, ahimè, i battenti.
Mi dispiace molto, perchè nel panorame informativo nostrano, sarà una voce che mancherà.
E questo, in un contesto quasi afasico, é davvero un'ulteriore minaccia al nostro disordinato vivere sociale.
Sarebbe stato bello averlo con noi, ora che la melma politica si agita...
Un pensiero, il principale, va a quelle persone che ci hanno creduto a cui tutti noi dobbiamo dire un grazie. Persone in carne ed ossaa, con le loro storie, le loro vicende, le loro passioni.
Gemte che per seguire le loro idee e nel ritenere che esse si potessero meglio manifestare ed identificare in questa avventura giornalistica, hanno lasciato anche posti comodi, sicuri.
Non si sono comprese a tutt'oggi le ragioni per le quali si è giunti ad una simile decisione.
La velocità con la quale si è arrivati ad essa, il generico "errore di scelte editoriali".
Facile sarebbe fare della dietrologia, del complottismo ed altre ruminanze simili.
Da profano, posso solo immaginare che sia stato come sempre il "soldo" l'unica discriminante tra continuare o chiudere. A testimoniare, ove ve ne fosse ancora bisogno, che tutto è pervso da questo criterio/simbolo, da questo dio/demone al quale tutto è asservito.
Il mio augurio è che queste persone possano trovare il modo e la forza di continuare a fare ciò che hanno fatto sinora, in altre forme, con altri mezzi.
Spero ce la facciano davvero.
E' per questo che li saluto e li ringrazio e faccio a tutti loro, i miei più sinceri auguri.

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permalink | inviato da tattara il 29/12/2012 alle 15:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
20 novembre 2012
SENZA PAROLE
Penso sia questo lo stato d'animo che ci hanno lasciato le immagini relative all'ultima manifestazione di mercoledì scorso.
Poliziotti che si accanivano su ragazzi a terra; cariche di cui non si capiva il significato e la proporzione; caccia al manifestante.
Forti questi poliziotti, non trovate?
Quale Stato stavano proteggendo, quale Istituzione, chi? Nessuno! E non ci sono scuse su questo.
E' sempre la solita storia: questa gente pagata - poco in verità - con i nostri soldi è la stessa che ci batte, che ci pesta, in nome di che cosa non si sa.
Cosa proteggono, cosa tutelano, chi difendono?
Proteggono strutture - i palazzi ed i luoghi simbolo del potere -.
Tutelano Istituzioni così lontane ed avulse dalla vita reale, che quasi non hanno un senso per l'uomo comune, per il cittadino.
Difendono l'indifendibile: uomini di potere che li mandano tranquillamente al macello. Gli stessi che operano i tagli che non li mettono in condizioni di lavorare. Gli stessi che gli fanno fare cose che non c'entrano con la loro precipua attività : scarrozzare personaggi in giro, fare da autisti alle varie mignotte di regime, fare diverse commissioni per i papaveri di stato. 
Allora mi chiedo: cosa vuoi dimostrare picchiando un ragazzino che potrebbe essere tuo figlio?
Che sei forte? Che sei retto? Che sei obbediente?
Ma sai quale forza ci vuole, con la divisa, il casco, lo scudo, il manganello e le manette?
Che rettitudine dimostreresti nel non renderti conto di chi hai davanti e cariare con furia cieca come un toro imbestialito? 
Che obbedienza è mai questa? Anche le SS sostenevano, non solo a Norimberga, che avevano sempre e solo obbedito a degli ordini che si erano limitate ad eseguire.
Non si può obbedire in questo modo e comunque non è ne giustificatorio, ne consolatorio, né, tanto meno assolutorio.
Non è che puoi dire: "Sai, di mestiere spacco la faccia a chi protesta, è il mio lavoro, mi pagano per questo ed io mi limito a farlo senza fare nessuna domanda!".
Allora, oltre alla responsabilità, cari poliziotti e più in generale forze dell'ordine, dovete metterci anche la ragione.
Per prima cosa, dovete farvi identificare, sennò è troppo comodo e facile mescolare le carte: tanto i berretti sono tutti blu, chi troverà mai lo scemo che si è spinto oltre, che si è comportato male?
E' necessario invece avere un identificativo, così non si potrà più dire: "Gli sbirri sono tutti uguali", ma si dirà Pinco Pallino assieme a Tizio, Caio e Sempronio hanno fatto questo e questo.
Credo che ne guadagnereste in generale, perché come in tutti i posti, anche da voi ci sono le brave persone come le mele marce. E perché allora tutti dovrebbero pagare per quei caproni stupidi e violenti, che sono minoranza?
Se siete onesti, se siete coraggiosi e credete in quello che fate, siate voi a chiedere questo.
Farvi riconoscere è riconoscere il lavoro di ciascuno.
Non trinceratevi dietro la natura particolare della vostra attività, lo sapete che raccontate balle.
Voi, vivendo la situazione di chi protesta, avreste dovuto aderire alla manifestazione, andarvene da un'altra parte, disobbedire.
Questi politici che vi osannano tanto, che fanno finta di testimoniare la loro solidarietà ed il loro affetto, sono gli stessi che hanno fatto in modo che non vi pagassero gli straordinari; che le auto di servizio non possano uscire perché non c'è la benzina o  non si possono riparare; sono gli stessi che continueranno ad adoperarvi come loro maggiordomi od al massimo cocchieri; son gli stessi coccodrilli che vengono a piangere sulle bare dei vostri colleghi morti: un discorso, la bandiera, ill berretto, la foto e, dopo un paio di giorni, l'oblio...
Nessuno ha diritto di aggredire chicchessia, tanto meno se porta una divisa che dovrebbe proteggere quel diritto.
Come sempre, auguro a tutti, per quanto possibile, buone cose.


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permalink | inviato da tattara il 20/11/2012 alle 11:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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