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Di ritorno dal pensiero
POLITICA
9 novembre 2012
SALLUSTIADI.
Sono giorni che mi sto arrovellando su questa cosa del "caso Sallusti" e di tutto quello che ne è scaturito e di quanto ancora dovrà ahimé succedere.
Quello che mi ha infastidito maggiormente è che si è voluto far passare questa cosa come una battaglia per la libertà. Una falsità ovviamente, perché invece si è rivelata per quello che è: la battaglia di un'altra casta, quella dei giornalisti in questo caso, per difendere, in modo distorto, i propri pseudo privilegi.
A rendere il tutto ancora più sospetto, è stata questa difesa "bypartisan", come si dice, che ha visto coinvolti giornalisti di vario "calibro" e spessore, compreso Travaglio, persona di solito misurata ed attenta.  Difesa insomma di prerogative che si fanno diritti, indifendibili, nel caso di specie.
Non trovavo le parole giuste, sino a quando oggi mi è venuto in soccorso Bruno Tinti che con la sua solita schietta, semplice ed accurata parola, mi ha dato una mano con un articolo su "il FattoQuotidiano" che esprime esattamente il mio pensiero.
Ecco l'articolo.


Il caso Sallusti non esiste, ma serve
di Bruno Tinti
   n LA CARATTERISTICA straordinaria del cosiddetto “caso Sallusti” è che così tanta gente sembra convinta che esista un caso Sallusti. Tanto da mobilitarsi addirittura per emanare una legge che lo risolva. Che poi l’occasione sia stata ghiotta per il partito trasversale (la quasi totalità delle fazioni politiche) degli imbavaglia-tori degli organi di informazione per costruire finalmente una legge che assicuri intimidazione, disinformazione e impunità è, per un paradosso della fortuna, cosa di cui essere felici: con tanta gente che tirava la diligenza da una parte e dall’altra, questa, alla fine, è caduta e, fuor di metafora, la legge non è andata in porto. Così Sallusti potrebbe andare in carcere come merita e ad altri come lui potrebbe succedere altrettanto.    Come merita: le circostanze narrate nell’articolo (scritto da altri) erano false; il contenuto dell’articolo (un giudice avrebbe “ordinato” di eseguire l’aborto su una minore) era squalificante per un magistrato, sul piano umano come su quello professionale; Sallusti non ha esercitato il controllo previsto dalla legge; Sallusti si è rifiutato di pubblicare una rettifica, pur dopo che altri giornali avevano spiegato come realmente si fosse svolta la vicenda; Sallusti ha rifiutato un’offerta di transazione volutamente insignificante sul piano economico e molto significativa sul piano etico (20.000 euro da devolvere a Save the Children); Sallusti ha precedenti specifici. Cos’altro dovrebbe fare un direttore di giornale per meritare una condanna per diffamazione a pochi mesi di carcere? Quanto vale l’onorabilità di un cittadino additato (falsamente) al pubblico disprezzo?    n COME MERITA. Sul piano etico e non più su quello giuridico. Sallusti ha condotto una campagna di disinformazione sistematica, propalando la tesi (falsa, sul piano fattuale oltre che giuridico) di essere stato condannato per un “reato di opinione”. Come se dire che taluno è un assassino, mentendo, fosse una manifestazione del diritto di opinione e non volgare calunnia – se resa all’Autorità giudiziaria – o diffamazione – se scritta su un giornale. Sallusti ha trovato decine di alleati: con protervia inversamente proporzionale al loro livello di competenza giuridica, costoro hanno avvalorato questa tesi aberrante, abbassando uno dei più alti principi costituzionali, la libertà di espressione del pensiero, a grimaldello per continuare la sistematica delegittimazione della magistratura; e per garantirsi l’impunità per future spregiudicate e irresponsabili aggressioni.    Come merita. Per questa sua ridicola e irritante pretesa di mascherarsi da martire, da vittima sacrificale, da alfiere di una banda di gente come lui, pronta ad abusare di ogni diritto e di ogni opportunità. Utilizzando palcoscenici incomprensibilmente (ma nemmeno tanto) messi a sua disposizione dagli organi di informazione, Sallusti ha rivestito i panni di una novella Jeanne d’Arc, pronta a immolarsi sul rogo della cieca repressione. Pene alternative? Sia mai! Che l’ingiustizia si compia fino in fondo. Ma che ci vada in prigione. Come merita, appunto.

Meglio di così non si poteva dire, penso.
C'è solo da insistere su un punto.
Ora quel branco di personaggi che siedono in Parlamento, dovranno provvedere: quante tentazioni gli abbiamo lasciato in mano con questo caso.
Rettifiche, risrcimenti esosi, bavagli ai blog e quant'altro... Staremo a vedere.
Certo, prestare il fianco per difendere la corporazione dei boss dei giornali non fà onore.
Fosse stato un giornalista qualunque, non sarebbe successo nulla, sarebbe andato in galera e nessuno avrebbe detto niente, a riprova del fatto che puoi toccare tutti ma non i vari vassalli dell'informazione. Si invoca pulizia da tutte le parti e non si guarda in casa propria...
Intendiamoci: non sono mica tutti così, servi. Però se tu difendi un sistema distorto, fai parte tuo malgrado di quella distorsione, non fosse altro che per il fatto di accettarla sapendo ciò che è in realtà.
E' perfettamente inutile darsi dei codici deontologici, quando su questioni serie non si è in grado che di balbettare miseramente o, al peggio, rivendicare lesioni o libertà che non esistono e non hanno nulla a che fare con la professione. Sarebbero sufficienti un po' di responsabilità e di buon senso, ma a volte, per vendere, quante cazzate si dicono e si scrivono.
Riflettete, giornalisti, su  questo.
La stampa, l'informazione, hanno un formidabile compito nelle democrazie: il controllo del potere mediante l'informazione alla pubblica opinione. Ma se esse rivendicano privilegi anziché libertà, sono destinate a perire assieme alle democrazie stesse.
L'unica cerniera che tiene tutto assieme è la legge, che è positiva, riguarda tutti.
Si possono cambiare le leggi, modificare, farne di nuove ed abrogarne altre.
Ma esse debbono comunque esprime il senso di una comunità attraverso i suoi rappresentanti.
Cosa che, al momento, è impossibile, dato che chi ci rappresenta vive in un mondo altro.
Ecco, aver permesso, che questi personaggi alieni mettano mano a materie così delicate ed importanti per la nostra vita ed averlo fatto per difendere uno della "categoria" è un vulnus con il quale non solo voi, ma tutti noi dovremo convivere.
Avete sbagliato, abbiate almeno l'umiltà di riconoscerlo pubblicamente.
Come sempre, bone cose, per quanto possibile, a tutti

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POLITICA
4 settembre 2011
ASSENZE
Vi chiedo scusa per essermi eclissato un po'.
Non prendetevela a male. Come avrete visto, sono tante e tali le questioni che ci troviamo ad affrontare che non si sa davvero più da dove cominciare o con chi finirla.
I rigurgiti balbettanti e spastici di questo governo infame e di chi lo appoggia od apparentemente vi si oppone, mettono alla prova gli stomaci e gli spiriti più forti, credetemi.
Ma è inutile che io vi dico cose che già conoscete.
Cosa manca? Tutto.
Un'idea, una visione, una capacità di fare anche le piccole cose.
Assenze, appunto.
C'è una foto eloquente del segretario generale della CGIL, sulla home page de "La Repubblica" di questa sera: ha le mani fra i capelli...
Ma finora, signora Camusso, dov'è stata lei? Non aveva tempo e modo di accorgersi della porcheria, della morte a cui ci vogliono portare?
Pensa che una giornata di sciopero in calendario per il 6 di questo mese possa assolverla, possa metterla al riparo dalle responsabilità che ha?
Vedo Bersani, sempre dalla stessa pagina, che con piglio incazzato parla a ruota libera. Non sa cosa dire, perché questa sera il tema è: Profumo si, Profumo no, Profumo un caz, avrebbe detto Ricki Gianco.
Ma lui no. straparla. Non caccia Penati. No. Dice siamo pronti ad assumerci le responsabilità: Ma fino adesso, scusate il linguaggio, che cazzo hai fatto Bersani, oltre che a parlarti addosso e a parlare a quelli che ti osannano. Che cazzo hai fatto, oltre a prendertela con la macchina del fango messa su dai giornali. Una bestialità che non sta né in cielo né in terra.
E questi dovrebbero essere, Bersani, Camusso, quelli che stanno dalla parte dei più deboli, di quelli meno rappresentati, di quelli che non hanno diritto di parola e di ascolto.
Assenze, miei cari lettori, mancanze, cose e persone senza significato.
Ma non voglio essere cattivo ed offendere nessuno, non è nel mio stile.
Quando vedo però che i ladri stanno sempre lì, blindati e protetti; quando vedo che sarà il lavoro ancora a pagare - cioè tutti noi che abbiamo la fortuna di averlo ed i nostri figli che non ce l'avranno mai -; quando vedo che il partito della gerarchia cattolica - non della chiesa dei credenti, che è un'altra cosa, a cui si deve rispetto -, riesce ad ottenere l'impunità economica ed il furto di stato - non saprei come chiamare le esenzioni illecite dell'ICI sulle attività commerciali travestite da attività di culto -; quando vedo lo sperpero osannato contrapposto alla fatica ed al sacrificio; quando vedo il declino inesorabile del mio paese per mano di questa generazione di falliti, per mano di un capo dello stato che in nome di non si sa quale protezione delle istituzioni e coesione sociale della quale lui stesso, con la firma di leggi porcheria, ha contribuito a sgretolare; quando vedo la fatica, il dolore, la paura di tanti, contro l'oscena ostentazione dell'impunità, del malaffare, della ricchezza rubata; allora, perdonatemi, mi incazzo proprio.
E provo a pensare quale modo civile, quale strada si debba intraprendere per colmare queste assenze, per mandare via, a casa, tutta questa pletora di sanguisughe, ruffiani, puttane - senza offesa per le lavoratrici del sesso - ioculatores, balatrones, ciurmadores, lenoni e quant'altri parassiti possiate immaginare.
L'assenza è sconforto, perché è perdita di qualcosa, mancanza.
Ma qui non stiamo facendo discorsi puramente intellettuali, no. Qui dobbiamo deciderci come liberarci e liberare il nostro paese.
Lo sciopero del 6 settembre è una mera stupidaggine.
Qui bisogna decidersi a fermare tutto ad oltranza.
Non un giorno, un mese, due, tre, quello che sarà necessario.
L'unica cosa che possono fare questi signori, prima che lo tsunami abbia il sopravvento, è cambiare la legge elettorale, dopo di che, è meglio che si licenzino da soli.
Non ci daranno una mano a fare questo, non i partiti, certamente. Dovremo arrangiarci da soli.
Prepariamoci allora, il tempo è giunto.
Non possiamo più oltre rimanere ostaggi di quelli che ci hanno derubato non solo dei soldi ma anche dei sogni, del futuro.
C'è bisogno di una palingenesi, di una catarsi, o, forse, solo di affermare che siamo degli esseri umani, pronti sì a sacrificare ma non più disposti a farci prendere per il culo.
La Commissione Bilancio ha licenziato una norma con la quale sarà più facile licenziare. 
Immaginate a cosa stanno pensando. Sul lavoro si muore, si resta invalidi, si hanno sempre meno garanzie. E loro che cosa fanno? Cercano di uccidere definitivamente quel lavoro, quei diritti per i quali i nostri nonni ed i nostri padri hanno lottato, con immensi, straordinari sacrifici.
Loro, restano anonimi persino nella denuncia dei redditi. Vigliacchi!
Vogliamo darci una svegliata!
O il problema del giorno dovrà restare il fatto se alcuni milionari prenderanno a calci una palla o no?
Saremo ricordati come i telespettatori o come i cittadini?
Dovremo rimpiangere da vecchi ciò che non si è fatto o ricordare con orgoglio ciò che ci siamo ripresi?
Dovremo continuare ad essere ostaggi della Federal Reserve e della BCE o potremo dirci con sincera fierezza ed onestà cittadini europei?
Voi siete bravi e so che le pensate queste cose ed anche altre molto importanti.
Cerchiamo adesso, tutti assieme, di passare, come si diceva un tempo, dall'idea all'azione.
Forza e onore!
Come sempre, auguro a tutti, nonostante tutto, buone cose.

SOCIETA'
29 luglio 2011
COMICI, SPAVENTATI GUERRIERI
Prima di coricarmi, tutte le sere, ho l'insana abitudine di dare un'ultima scorsa ai giornali in internet, così, giusto per vedere - speranza vana - se qualche buona notizia possa affidarmi al sonno in modo più sereno e pacifico.
Lo so, non si dovrebbe fare, come mangiare prima di andare a letto, fumarsi l'ennesima sigaretta o bere delle bevande gasate, ma tant'è.
L'altra sera vado sulla Home Page de "La Repubblica" e cosa trovo?
Una foto con la faccia dell'On Bersani, ed il titolo: "Basta con la macchina del fango".
Incuriosito apro il link e vado a vedere il video di riferimento.
Appare Bersani con un volto tra il truce ed il feroce, mi ricorda uno di quei professori con cui sostieni un esame, come quelli del liceo o dell'università. Quei figuri che ti guardano in quel modo particolare, falsamente disponibile, ipocritamente acquiescente, che ti fanno capire empaticamente: non c'è nulla che tu possa fare, non mi interessa se ti sei preparato o meno, tanto, ti frego lo stesso. E lo faccio perché io, professore, so più di te, qualunque cosa tu abbia studiato. Lo faccio perché ho il potere di farlo e di questo ne godo e tu, povero allocco, non puoi farci proprio niente.
Bersani, attorniato da una schiera di fotografi e cineoperatori, con una selva di microfoni innanzi al volto, manifesta il proprio disappunto.
"La critica, l'accettiamo, la calunnia, no, la denigrazione no, il fango no!", 
Declina questa sorta di comandamenti, con le dita delle mani, un dito per ogni comandamento, come spiegare ai bambini un po' tonti, come si scrive casa: c-a-s-a.
Continua, sempre con la faccia feroce, dicendo che da adesso farà partire le querele, le richieste di risarcimento danni.
Fin qui, direte voi, nulla di speciale: da sempre, soprattutto i politici ma non solo, quelli che non hanno la capacità di argomentare e di sostenere le loro tesi e le loro posizioni, si avvalgono del ricatto finanziario sotto forma di risarcimento civile per non rispondere alle e per far smettere le critiche. Tu, giornalista, scrittore, studioso, parli male di me o dici cose sconvenienti per me, io, potente di turno, non sapendo e non volendo dare spiegazioni ti querelo. Non importa se poi nella maggior parte dei casi perdo la causa, quello che conta è che posso esercitare un'indebita pressione su di te e su chi ospita i tuoi ragionamenti, atta a far sì che la paura di dover sborsare un'ingente somma di denaro possa indurti a più miti consigli, se non, addirittura a lasciar perdere, al silenzio. 
Poi arriva la chicca, la perla di saggezza. Sentite.
Bersani afferma: "Stiamo valutando, stiamo studiando la cosa, che essendo il partito un'unità indivisa, potremmo fare una class Action nei confronti di chi organizza ed orchestra la macchina del fango. Vedrete, la stiamo studiando!". Rimango allibito, stupefatto e meditabondo per un nano secondo.
L'ultima boutade dell'On. Bersani, in quel concentrato di idiozie che riesce a dire in cinque minuti è la seguente: "Noi abbiamo delle regole nostre sulla trasparenza politica, se volete ve le spiego - è un modo falso per dire fatevi gli affari vostri - perché venite a chiedere a noi di comportarci in un certo modo e non agli altri?".
Qui non si capisce se stia parlando a sé stesso, se sia su un altro pianeta, se abbia assunto qualche sostanza psicotropa.
Chiudo il link e vado avanti per disperazione e chi ti incontro: Brunetta. 
Sono in vena di masochismo questa sera, mi dico, andiamo a vedere.
Spettacolo orrendo: Mario Sechi intervista l'On Brunetta nell'ambito di una manifestazione di cui non ho fatto caso. Vado a vedere il video. Penso, guardandolo, a "Oggi le comiche", il programma di tanti anni fa, che andava in onda al sabato a mezzogiorno, dove si potevano vedere, Buster Keaton, Charlie Chaplin, Stanlio e Ollio. 
Però, mi dico, almeno quelli mi divertivano, mi facevano ridere. Questi, sono comicamente tragici. Brunetta, nel suo stile, da dei cretini a quelli che lo stavano fischiando, parla ed intercala questo "Siete dei cretini", "Bravi, continuate così", "Andate a lavorare". 
Racconta che è figlio di un ambulante di Venezia, che se non avesse studiato ed avesse portato a casa dei bei voti, per lui si sarebbe inesorabilmente e definitivamente prospettato il lavoro.
Rimango sbigottito.
Mi dico, questo non ha capito proprio nulla della vita e penso che forse è proprio per tale motivo che si trova a ricoprire l'incarico che occupa.
Il giorno dopo, alzatomi di buon mattino, dopo un sonno cattivo - e ci credo - trovo ristoro in un'intervista che Marco Travaglio ha scritto su "Il Fatto Quotidiano". Intervista a Barbara Spinelli.
Semplice, chiara, senza fronzoli e orpelli di sorta.
La cosa che colpisce è l'impietosa analisi circa il linguaggio ed i toni usati dall'On. Bersani: in sostanza, dice la Spinelli, parlano la stessa lingua lui e quello del Ghe pensi mi. Atroce.
La stessa lingua, lo stesso modo di esprimersi, lo adoperano non solo quelli che vivono nello stesso posto ma, soprattutto, quelli che condividono gli stessi schemi, gli stessi concetti, la stessa cultura, questa è la cosa più grave.
C'è un'altra notizia, passata senza grande clamore, che mi ha fatto riflettere: il capo dello Stato firma la nomina del Dottor Nitto Palma a Guardasigilii, o Ministro di Grazie e Giustizia che dir si voglia. 
Era davvero opportuno, nessuno aveva niente da dire, soprattutto le opposizioni?
Il Capo dello Stato era conscio, informato pienamente, su quello che stava facendo?
D'accordo, direte, non è che per il fatto di essere amico di una persona notoriamente avversa alla magistratura il neo ministro non sappia svolgere il proprio lavoro. Il fatto è che questo amico, però è anche un pregiudicato e risponde al nome di Cesare Previti. Se è vero che le amicizie sono cose personali è vero altrettanto che chi lavora per il bene comune deve essere limpido, trasparente, scevro da qualsiasi ombra e dubbio e soprattutto lontano da certe frequentazioni che, se sul piano privato rimangono scelte individuali e sacrosante, su quello pubblico ostano la possibilità del soggetto di ricoprire incarichi di rilevanza e di delicatezza particolare.
Avete sentito da parte delle mitiche opposizioni un ragionamento simile o qualcosa che gli assomigli?
So per certo che all'interno del Partito Democratico ci sono tante tantissime brave ed oneste persone. Parlamentari, dirigenti, gente comune.
Cercate, con il vostro silenzio/assenso, di non farvi inghiottire da chi nel vostro partito altrettanto bravo ed onesto non è. Dimettetevi, restituite la tessera, fate sentire la vostra voce e la vostra protesta. Così, non si può andare avanti.
Con questa "classe"(?) dirigente che ha assorbito e scelto i canoni del signore di Arcore, che li ha fatti propri ed in virtù dei quali si procura "provvista" e vanagloria, e con i quali ostenta arroganza, stoltezza e miopia, oltre naturalmente ad una dose massiccia di ignoranza ed intolleranza, non solo non andiamo da nessuna parte, ma potremo solo tristemente naufragare.
Questa classe, prendendo a prestito il titolo di un bel libro di Stefano Benni, di comici, spaventati guerrieri, che non sanno non vedono o fanno finta di non capire che per loro la fine è prossima.
Agite in fretta, prima che sia troppo tardi, perché poi sarà inutile.
Non c'è più molto tempo.
Un saluto come sempre, ed un augurio di buone cose a tutti.
 
 

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POLITICA
17 luglio 2011
LADRI DI VITA E DI MORTE
Non c'è ritegno, non c'è pudore, non c'è intelligenza, né un minimo di buon senso.
Senza tutte queste cose ed altre, il un clima da basso impero, da agonia, così sta terminando questa legislatura, anzi, per meglio dire, così sta terminando questa "politica", il modo in cui l'abbiamo vista, gli attori che ne hanno fatto parte.
Si chiude (finalmente) un'epoca disastrosa, infame è essere gentili.
Il divario esistente fra la casta, i suoi servi e pagliacci, il suo circo, le cortigiane, i lacchè, i lenoni ed i lestofanti a vario titolo e la gente comune non è solamente incolmabile, ma oramai in nessun modo conciliabile. Non c'è più la possibilità di parlare, di discutere: questi non vogliono nemmeno sentirci, ci manganellano, in molti modi, anziché provare a dare una risposta.
E' fresco di poche ore il golpe economico che passa sotto il nome di "finanziaria" o legge di bilancio.
Vessatorio, iniquo, ridicolo, come oramai da tempo si conviene. 
A pagare, caro, saranno sempre i soliti, quelli che non possono farci niente se non appunto pagare. Lavoratori dipendenti, precari, pensionati, disabili. Il ceto medio e medio basso, quelli che stanno scomparendo (ci sono 8.2 milioni di poveri, secondo l'Istat, in Italia, cifra per altro sottostimata) ma che ancora rappresentano il "parco buoi", la "carne da cannone", il bacino al quale attingere senza problemi.
I ricchi, i mafiosi, gli evasori, gli elusori ed i ladri a vario titolo, compresa la casta ed il suo bieco e spregiudicato apparato, tutti salvi, ci mancherebbe.
Dalle cosiddette (ma ci sono?) opposizioni, il silenzio più assordante. Nessuno che abbia detto, partiti, sindacati e tutta la marmaglia: da domani, sciopero generale contro il governo, contro questi banditi travestiti da rappresentanti del popolo. Sciopero di tutti, finché il governo non la ritira questa manovra. Il nulla più assoluto.
Il presidente della Repubblica firma questa porcheria e dice che va bene così, andiamo avanti, ora ci vuole coesione: ma a chi sta parlando? Dovremmo essere uniti e contenti per essere stati ancora una volta e di più malversati e bastonati? 
Mi spiace caro presidente, lei dovrebbe scendere dal Colle e farsi qualche giretto in più per il paese di cui parla e, credo, conosce poco e parzialmente. Lei parla di Istituzioni che non esistono più, di luoghi oramai deputati ad altro, di forme che celano soltanto sostanze fatiscenti e putride.
Ma il colmo è che oltre a rubarci la vita, mettendoci in condizioni sempre più disperate, ora, gli ignobili, hanno pensato bene di rubarci anche la morte.
E' di pochi giorni or sono, l'approvazione alla Camera, del testo relativo alle disposizioni anticipate di fine vita, il cosiddetto testamento biologico.
Beh, non potremo decidere proprio nulla, sia che siamo in salute, sia che siamo incapaci di manifestare la nostra volontà. Lo Stato ha deciso, che quello che noi comunichiamo anticipatamente circa il nostro fine vita, è un mero "orientamento", nulla di più. Non una legittima volontà, no, una chiacchiera. E, per assicurarsi che rimanga tale, ha lasciato discrezione al medico (limitata, ovviamente, perché se quest'ultimo decide di rispettare le esigenze del paziente potrebbe essere incriminato per omicidio colposo od anche volontario) su come mantenere alimentato e idratato l'uomo nel frattempo divenuto un vegetale.
Ora, al di là delle convinzioni di ciascuno, che vanno comunque rispettate, c'è una macroscopica stortura, un'immensa ingiustizia ed una patente lordura, in questo provvedimento.
Se uno è cristiano o cattolico, o appartiene ad altra religione o credo, ha tutto il diritto di seguire le disposizioni che la sua convinzione gli impone.
Allo stesso modo, se uno è convinto di essere padrone della propria esistenza e di potervi mettere fine venendosi a trovare in determinate condizioni e circostanze ben precise, egli ha il sacrosanto diritto di poterlo fare.
Chi è lo Stato per dirmi come e quando posso morire? Chi è lo stato per impedire che io espleti un mio diritto fondamentale e non lesivo di nessuno?
Beh, in questo caso, lo Stato non è nessuno. Non solo. Proprio non si dovrebbe intromettere in faccende di una delicatezza, di una complessità, di un portato emozionale così grandi.
E, se proprio dovesse farlo, dovrebbe semplicemente assecondare, nel modo migliore possibile, quanto l'individuo ha stabilito per sé secondo la propria convinzione.
Ciascuno di noi è carne e sangue, è cuore e cervello, è ragione e sentimento, è spiritualità ed intelletto. E tutto questo, più molto altro ancora, fa di ognuno di noi un essere unico, irripetibile. Simile ai suoi simili, ma con una storia propria, una vita propria, un sentire proprio.
Ed è per questo, che su cose estremamente delicate ed impegnative, dobbiamo avere la massima libertà, la più ampia certezza, che ciò su cui diamo disposizione venga osservato ed eseguito nel modo più rigoroso, lieve e rispettoso possibile.
Seguendo le disposizioni che ciascuno darà in base a quello che è ed a cui crede, senza imporre alcun divieto, ostacolo, diniego, biasimo od altro.
Ecco perché ho detto che vogliono rubarci anche la morte.
Perché provvedimenti di questo tipo vanno contro l'uomo, il suo essere e la sua natura.
Noi, dobbiamo impedire tutto questo, dobbiamo scardinare questo impianto surreale, fittizio, ideologico e demagogico.
Questo è un problema che riguarda tutti e sul quale tutti devono potersi esprimere e, soprattutto devono poter decidere.
Non aspettiamoci nulla dai politici di professione, organizziamoci per nostro conto.
Oltre alla vita, non possono rubarci anche la morte.
Per oggi ho finito, vi saluto e vi auguro buone cose in generale, sperando soprattutto, che ne possiate trovare almeno qualcuna.


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POLITICA
7 luglio 2011
E' ORA DI MANDARLI A CASA
I recenti avvenimenti politici confermano ancora una vota, ove ve ne fosse ancora bisogno, la necessità urgente, di mandare a casa tutta questa classe politica.
Con poche, pochissime, eccezioni, abbiamo il dovere morale e civile di mandarli via tutti.
E questa mi sembra una sensazione, una percezione condivisa da molti, al di là dello "schieramento" politico dove si collocano.
Se quelli del cosiddetto centro-destra hanno le loro difficoltà e non sono davvero poche, quelli del centro-sinistra non stanno affatto meglio, ammesso e non concesso che si possano ad oggi utilizzare queste categorie.
Quello che però sconcerta maggiormente è il fatto che coloro che dovrebbero avere una maggiore "sensibilità" rispetto ai temi della legalità, dell'equità, delle regole, si rivelano ancora una volta i più permeabili alle logiche di consorteria politica, di bottega, di salvataggio degli interessi locali e dei soldi e del potere che da essi derivano.
Non hanno nemmeno più nemmeno il coraggio di mostrarsi in faccia e di dire un chiaro "no", "vogliamo che tutto rimanga così com'è perché abbiamo i nostri affari da curare". si trincerano dietro questa farsa dell'astensione o, peggio ancora, del: "Ci vuole un progetto più organico, noi abbiamo una nostra proposta", Ridicoli, sciocchi, ottusi. offensivi nei confronti della gente che pensa, che comprende, che ha ancora una dignità ed un'onorabilità, cose che loro hanno perduto già da tempo.
Noi dobbiamo mandarli a casa tutti, questi, altrimenti non avremo scampo.
Ci stanno portando lentamente, progressivamente ma inesorabilmente verso una guerra civile dove, come al solito, saranno le persone comuni a pagarla per primi e più duramente.
Guardate l'esempio della Valle di Susa.
Hanno mandato poliziotti a manganellare gente come loro, gente che fatica, che è stanca, che è inascoltata.
Allora cosa vogliono che la gente subisca o si scanni?
Sarebbe questa l'alternativa?
Pensano davvero che si possa sopportare all'infinito senza dire e/o fare nulla?
E' un gioco al massacro, ma devono stare attenti.
Perché sono così fuori dalla realtà, così lontani ed isolati da essa, che la realtà gli potrebbe scoppiare in mano.
Dobbiamo dunque lasciare il nostro destino in mano a questi goffi apprendisti stregoni?
Vogliamo continuare a subire? Imbavagliati, censurati, bastonati?
Ho detto in altre circostanze, che il nostro è un paese che è nato dalla Resistenza, che ha contrastato un regime ben più violento, ben più ottuso, ben più arrogante di questo.
Questo non significa però che non si debba, se necessario, tornare su in montagna.
Io mi auguro di no, ma con questa gente parlare, oltre che impossibile è anche sterile, perché non comprendono nemmeno quello che stai dicendo.
Allora, quello che vi propongo, è un primo, significativo passo: RESTITUITE LA TESSERA AL PARTITO A CUI SIETE ISCRITTI! e fategli sapere che non vi rappresentano in nulla e dunque non parlino a sproposito in vostro nome.
Fate come per la religione cattolica: SBATTEZZATEVI!
E' solo un primo passo, una protesta che viene dal basso, come si dice.
Poi, insieme, troviamo tutti gli strumenti legali per abbattere questo sistema, parliamo, discutiamo, raccogliamo firme ed usiamo tutte quello che oggi abbiamo a disposizione, compresa la disobbedienza.
Lo dico soprattutto agli operatori delle forze dell'ordine, poliziotti e carabinieri,
attenti a trincerarvi dietro: "ho solo eseguito degli ordini, ero tenuto a farlo".
Questa è la risposta tipica che, qualche decennio fa, diedero le SS, gli aguzzini dei lager e tutta la marmaglia che ha provocato un'immane catastrofe umanitaria.
Esiste un confine preciso, fra il dover obbedire ad una disposizione e comprendere quello che questa azione comporta.
Ricordatevi, operatori dell'ordine, che questa pletora di parassiti ignavi, sfrutta e depreda voi allo stesso modo, se non peggio, nel quale sfrutta e depreda noi. In realtà, fra voi e noi non c'è nessuna differenza, se non il ruolo che ciascuno è chiamato a svolgere. Allora riflettete sul vostro ruolo e pensate a come ve lo fanno eseguire, a come vi concepiscono, a come vi usano in maniera indiscriminata, cioè senza senso.
Per oggi ho finito.
Auguro come sempre a tutti buone cose.  








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POLITICA
28 giugno 2011
AIUTIAMO LA VAL SUSA
Le notizie degli scontri fra polizia e dimostranti nella valle dove si dovrebbero svolgere i lavori di costruzione della TAV, ci hanno fatto ripiombare nella preoccupazione.
Da una parte lo stato centrale che adopera le forze di polizia per militarizzare la zona ed "accompagnare" i cantieri, dall'altra la gente che in quei posti vive, che proprio non ne vuol sapere - a mio avviso giustamente - di ritrovarsi in casa un cantiere abnorme che non solo sarà eterno, che non solo pagheremo noi dalle nostre tasche, che non solo provocherà danni irreparabili all'assetto geomorfologico del territorio, che non solo provocherà danni permanenti ala salute dei cittadini, ma che, in ultima istanza è perfettamente inutile.
Qui non si tratta di essere sovversivi o contro lo sviluppo del paese, qui si tratta di impedire che alcuni, pochi come al solito, facciano miliardi sulle tasche e sulla pelle di molti.
come al solito, quando si parla delle cosiddette grandi opere, entrano in ballo enormi quantità di denari, che fanno gola, che suscitano interessi più o meno inconfessabili, che alla fine producono due fazioni: quella del potere, solitamente favorevole all'opera in questione, e quella della gente comune che vive in quei posti, solitamente e giustamente contraria alle opere in questione.
Non sono cose nuove. Il nostro disgraziato paese ne è costellato sin dall'inizio degli anni sessanta, con l'avvio dell'autostrada del sole. Anche lì c'erano forti contrasti ma non venivano a galla perché l'informazione libera non esisteva. Non parliamo poi del Vajont, emblema tutt'ora esistenza della stoltezza, della cupidigia e della sordità che le istituzioni ebbero nei confronti di quelle genti che pagarono con la loro vita la magnifica opera in questione.
Ora siamo di nuovo al solito punto.
Si dice, argomento assai zoppo per altro, che l'Italia ha bisogno di fruire di un trasporto modale per le merci, tale che la renda competitiva ed unita al resto dell'Europa. Si traccia con penna malandrina un percorso su una carta geografica e si ritiene che quella sarà la manna dal cielo.
In fondo, si tratta semplicemente di sforacchiare un po' una montagna, fare opere sussidiarie a questi buchi e poi, quando forse sarà finito, metterci delle rotaie a far passare un ciuf ciuf che porterà le nostre mitiche merci in ogni dove e ne riceverà altrettante.
Naturalmente, come sempre accade nellle cose pubbliche, il disegnatore malandrino non è di quei posti, non sa nemmeno di cosa parla. E' la stessa cosa di quando Trenitalia fa gli orari dei treni per i pendolari: chi li compila, non è certamente un pendolare, non sa che cosa sta facendo. Con le note conseguenze che tutti conosciamo.
Ecco, con le opere pubbliche di questo tipo succede la stessa cosa.
Alla domanda poi: "Come faremo, che cosa diremo a quelle popolazioni dove andiamo a sventrargli la terra?", la risposta di questi malandrini è: "Gli daremo due soldi e magari gli promettiamo lavoro, vedrai che stanno buoni! Del resto o così o così!".
Ecco, l'idea di fondo che hanno questi signori di così grandi vedute, di così tanta capacità progettuale, di così tanta esperienza nel reperire fondi è che la gente che vive in quei posti non conta un beneamato cazzo, si deve adeguare.
Del resto è sempre stato così anche nella storia recente: le servitù militari americane in Sardegna, l'allargamento dell'aeroporto "Dal Molin", vuoi che questi quattro montanari facinorosi non si adeguino? 
Beh, quelle genti, alle quali si deve rispetto innanzitutto, non si sono adeguate e giustamente si sono di molto incazzate.
Noi oggi, popolo della rete, dobbiamo dare loro una mano, quella che uno stato disgraziato, miope ed insulso non ha saputo dargli, visto che la risposta dello stato è consistita nel mandare i soliti poliziotti sfigati, gente come noi, a manganellare altra gente come noi.
Allora, dobbiamo lasciare sole queste popolazioni?
I partiti, di destra, di sinistra, di centro, la Lega che tanto parla di popoli gliel'hanno messo in quel posto, noi gente comune, normale, dobbiamo far sentire a queste popolazioni tutto il nostro aiuto e sostegno.
Guardate che oggi tocca alla Valle di Susa, ieri è toccato alla Sardegna, a Vicenza, domani potrebbe capitare dalle vostre parti, perché in questo disgraziato, martoriato paese, preda dei lestofanti tramaccioni e mafiosi, c'è sempre un'opera da fare.
Il mio dunque, vuole solo essere un appello affinché si trovino forme non violente ma ferme di dura protesta che possano aiutare a fermare questi scellerati idioti e possano restituire serenità e dignità a quelle genti calpestate da uno stato infame e dai suoi indegni rappresentanti.
Io direi, per cominciare, iniziate a restituire tutte le tessere di partito.
Poi, chi ha voglia tempo e possibilità vada a trovarli qusti valligiani e vada a vedere cosa combinano  le ruspe.
Filmate documentate e mettete in rete.
Dobbiamo sputtanarli, dobbiamo far vedere quanto debole e misera è la loro forza vigliacca.
Se poi qualcuno ha suggerimenti, siamo qui, diffondiamoli nella rete, creiamo un movimento nazionale.
Alla prossima, buone cose a tutti

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