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Di ritorno dal pensiero
POLITICA
29 giugno 2019
UNA DOMANDA

Cosa dovremmo scegliere tra legalità e cuore?

Un dilemma che coinvolge tutto il nostro essere: come cittadini, come esseri umani.

Si può fare uno scambio, una deroga, un compromesso.

Non si può è certo come è altrettanto certo che questa scelta ci porta verso la dis-umanità.

Non so come dirlo, è difficile trovare parole concilianti. Da un lato le leggi internazionali, il diritto che a stento riconosciamo, la sovranità territoriale e via dicendo. Dall’altro la sofferenza, la tribolazione, il pericolo di vita. In mezzo il comandante di una nave – che è Stato – di violare le leggi che regolamentano e fanno convivere gli Stati.

Certo le ragioni del cuore propenderebbero per il comandante, ma le regole, le leggi non si fondano sul cuore ed è ad esse che noi dobbiamo attenerci. Non fosse che per il fatto che ciascuno di noi ha un cuore che pulsa a suo modo, mentre la legge vale – o dovrebbe valere – per tutti a prescindere dai loro cuori.

E’ un giochino che ha ribaltato le coscienze di molti in questi ultimi tempi: lavoro per salute – o meglio morte – come insegna il caso Ilva, Segreto di Stato per la buona e civile convivenza – Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Ustica, Italicus, strage di Bologna, trattativa Stato-mafia, per citare solo i più dolorosi.

C’è uno scambio inconfessabile, indicibile, consolidato per cui ad un certo punto e a certi livelli tutto si dissolve in nebbie che richiedono qualche secolo per dissolversi.

Noi però viviamo questo incerto oggi, siamo storditi dalle cazzate pro o contro l’argomento che ci interessa, che ci interroga.

Possiamo solamente chiederci personalmente: “cui prodest”? A chi giova? E trovare una risposta, tra legalità e cuore, che un giorno dovremo giustificare con noi stessi.

Il cuore ha sempre ragione? Non credo! La legge è sempre nel giusto e va comunque applicata? Non sempre nel giusto, applicata sì

Se dovessimo abdicare alla legge, come potremmo salvarci?

Dal concetto di legge, dal suo valore intrinseco di patto, non da come viene spesso disapplicata, svilita o peggio utilizzata a favore dei soliti noti.

E’ una bella riflessione.

Un saluto e buone cose a tutti


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CULTURA
8 marzo 2019
8 MARZO

Ogni anno è sempre la stessa cosa: cerimonie, ammonimenti, riflessioni, quest’anno pure scioperi, tutto per richiamare l’attenzione, per sensibilizzare, sulla condizione della donna.

Ogni anno, è un profluvio di mimose, di cene, di feste.

Poi però l’anno trascorre e poco o nulla cambia. La cronaca nera continua a pullulare di omicidi di donne. Sul fronte del lavoro le cose non migliorano, anzi. Fior di statistiche, di studi, continuano a dirci che le donne guadagnano meno degli uomini, che molte di loro sono tutt’ora costrette a scegliere tra figli e lavoro

Ma allora a cosa serve tutto questo?

A poco, direi.

Intanto l’ossessione delle ricorrenze: c’è la festa della donna, la festa del papà, la festa della mamma, quella degli innamorati, quella del lavoro – un ossimoro – quella della Repubblica, eccetera.

Senza naturalmente dimenticare tutte quelle feste a carattere religioso, il giorno della terra, quello del risparmio e così via.

C’è questo bisogno di contingentare, di calendarizzare il tempo, affinché si possa collettivamente ricordare. Come se si cercasse di limitare il pensiero a seconda della data, o per meglio dire, come se solo in quel giorno si dovesse focalizzare, prendere coscienza di un determinato discorso: le donne, il papà, la mamma, i morti e così via.

Ma ha un senso questo in un mondo che dimentica facilmente quello che è accaduto ieri?

Forse un tempo quel senso poteva esserci, perché la festa, la ricorrenza, segnava una pausa, uno stop. Ma nell’odierna società del ciclo continuo, dell’H24 7 su 7. dove si trova il senso: in un fugace pensierino, in una prece, in un minuto di raccoglimento?

O non è piuttosto, lo dico provocatoriamente, il fatto che se c’è un calendario a ricordarti su cosa dedicare un pensiero non hai nemmeno l’incombenza di doverci pensare per conto tuo?

Una sorta di agenda emotiva, di scadenzario collettivo dei buoni propositi, che ti dice quando e su cosa riflettere, quando e su cosa commuoverti, quando ricordarti del o della partner, della mamma, della guerra, della shoah, del lavoro ecc.

Tornando a oggi. Come mai le donne, che sono numericamente superiori degli uomini, che studiano più degli uomini, che hanno posti di dirigenza e responsabilità nelle grandi aziende, che rivestono prestigiose cariche nella ricerca, che svolgono attività politica attiva, che si occupano a vari livelli di informazione, di giustizia, di educazione, di medicina, come mai non riescono a “portare a casa” risultati che migliorino la loro condizione e riescano a far maturare nelle altre un grado di consapevolezza tale per cui generalmente possa migliorare la loro situazione?

D'accordo le resistenze, le prevaricazioni, l'ignoranza dei maschi. D'accordo che questi ultimi da secoli gestiscono il potere e cederlo non è proprio semplice. Ma può tutto questo bastare? Non credo.

Credo piuttosto che le donne, non tutte è ovvio, quando raggiungono il potere o quello che considerano tale, sia in ambito politico, industriale, professionale, solo per fare degli esempi, se ne freghino altamente di tutte le altre. Quelle che considerano indietro o non all’altezza della condizione raggiunta.

E quando hanno raggiunto questo potere, molto spesso, si comportano esattamente come i maschi ed anche peggio, volendo scimmiottarne i lati peggiori.

Del resto si sa, il potere soddisfa sé stesso a prescindere dal sesso di chi lo esercita.

Ritengo che fintanto che la discussione rimarrà ingabbiata dentro il “genere” - uomo, donna, transgender – non riusciremo a concludere niente.

Un discorso si fa attorno a un tema, a un problema: ambiente, salute, lavoro, istruzione, ecc. Se si danno delle regole, valgono per tutti.

Su questo deve lavorare la società tutta: ci vuole uno sforzo comune e una consapevolezza degli obiettivi.

Ricordo, a titolo esemplificativo, che fra le conquiste sociali più importanti – divorzio e aborto – sono state rese possibili da una comunione di intenti.

Al contrario, sempre come esempio, la legge sulle quote rosa è un’emerita sciocchezza. Perché di fatto impone un’uguaglianza che non è percepita se non come un obbligo.

Per concludere, a volte credo che il nemico più grande delle donne, siano loro stesse o per meglio dire, alcune loro “rappresentanti”.

Non bastava la cattiveria, l’ignoranza e insipienza di certi maschi?

Non erano sufficienti la loro insensibilità, la grettezza e la stoltezza?

Un saluto a tutti e buone cose



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POLITICA
1 marzo 2019
LE CRITICHE

Penso che sia interesse di tutti discutere sereamente e seriamente di politica, o per lo meno provarci, senze pretese di avere alcuna verità e soluzione in tasca.

Interesse che non è dettato ne da mala fede, né tanto meno da secondi fini, ma solo dal fatto che come cittadini si cerca – come si può e come meglio si crede – di partecipare ad una discussione che riguarda tutti.

Questo ci permette, ci impone, di essere citici – in modo rispettoso ma fermo – verso l’agire o il non agire di chi ci governa, chiunque esso sia.

Soprattutto la critica, lo stimolo, di solito sono rivolti alla componente più “vicina” alle nostre opinioni, quella più affine.

Il dovere di critica, dunque è non solo legittimo ma è anche sacrosanto.

Ripeto, nel pieno rispetto delle persone a cui è rivolta e se possibile proponendo soluzioni valide. In più la critica dovrebbe ingenerare la voglia di spiegare meglio o più efficacemente – da chi ne è stato fatto oggetto – il motivo ed il senso che lo hanno portato ad agire nel modo che è stato criticato.

Detto questo pare veramente ingenerosa, come si legge oggi su: “Il Fatto Quotidiano”, l’equazione: critica al M5S=preferite il ritorno ed il governo di Renzi, Berlusconi e la compagnia di giro dello sfascio.

No, nel modo più assoluto!

E’ però, a mio modesto avviso, un’equazione che non sta in piedi.

Lasciamo perdere i soliti goduriosi del disastro – il PD, in primis, che di disastri è divenuto raffinato cultore – ma anche tutta la “grande” stampa, la televisione ecc.

Il fu movmento, oggi novello soggetto politico, sta balbettando su una questione di primaria importanza, che non è solo un obiettivo di propaganda ma rappresenta il vero punto di svolta.

L’ostilità è la pervicacia dei “Sì TAV”, che rappresenta il grande e trasversale accrocchio di interessi economico finanziari, costituisce la forma più concreta e visibile della “svolta” che questo governo a partecipazione movimentista doveva imprimere al paese. Svolta che aveva come corollario la ridiscussione ed eventuale sottrazione delle concessioni ai privati di settori strategici (autostrade, ma anche porti) che ancora non si è concretizzata e sulla quale si tergiversa e si balbetta pericolosamente.

Questo, nell’immaginario collettivo, vale più di qualsiasi spazzacorrotti, DL Dignità, Reddito di cittadinanza, provvedimento sulle intercettazioni, bavaglio alla stampa.

Tutti provvedimenti sacrosanti e giusti, almeno come inizio. Che però vengono visti – vissuti – come più “lontani” dalle persone.

Forse solo il Reddito di cittadinanza è quello più vicino ma, oltre a non essere una misura universale, è anche quello che ha più “paletti”.

Però non si può dire: “abbiamo abolito la povertà!”, e un’immane sciocchezza e un’enorme offesa ai milioni che poveri lo restano comunque, anche senza il famoso RdC.

Più onestamente si sarebbe potuto dire che si stavano cercando delle soluzioni e che una prima parziale risposta poteva costituirla il RdC. Non ci vuole un mago.

Adesso il discorso sulla TAV, per esempio, è stato spostato sul: “ma in fondo non spendiamo tanto, anziché 7, 3,5 miliardi”. Cosa centra!

La TAV è inutile, dannosa, costosa. Non si fa, punto.

E poi mi sembra che il fu movimento abbia già contrattato. TAV per Terzo Valico e Pedemonana Veneta, più di così…

Per concludere. E’ certo che è a Roma che si prendono decisioni strategiche, fondamentali per la sorte del Paese, ma è altrettanto certo che è sul territorio che si guadagna il consenso. Viste le competenze che lo Stato passerà alle regioni e considerato com’è andata l’ultima tornata elettorale, credo che il fu movimento un pensierino lo dovrebbe fare. Dire questo non significa essere rosiconi, calendiani o gasparriani. Non significa stare con Mau Martina o con Giacchetti.

Semplicemente vuol dire che, citando Scanzi, ad un certo punto: “l’elettore di manda aff...”.

Un saluto e buone cose a tutti


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CULTURA
23 febbraio 2019
L'ORGOGLIO

Sono orgoglioso dei miei genitori!”.

Una frase certamente ad effetto. Un effetto cercato, voluto.

Quanti genitori vorrebbero sentirsela dire dai propri figli.

Sarebbe solo una testimonianza, un piccolo riconoscimento delle fatiche fatte.

C’è tuttavia qualcosa che stona, che non torna.

Anzitutto l’orgoglio, sbattuto in faccia a tutti come simbolo di appartenenza, di fierezza di essere di e per quella cosa con tutto sé stesso senza alcun dubbio, in modo acritico, fideistico.

In secondo luogo e questo è più grave, c’è questa incapacità di scindere gli “affetti” dagli “effetti”, pretendendo che i primi siano superiori e in qualsiasi modo giustificativi dei secondi. Così che, da una parte, il solo grado di parentela, per questi individui, rappresenta motivo di innocenza, incolpevolezza; mentre dall’altra, il solo fatto di indagare, esplorare, scrutare I parenti, rappresenta automaticamente un atto lesivo della loro persona, un complotto atto a minare la loro credibilità; un modo se è la magistratura a fare queste indagini, di “eliminarli” per via giudiziaria.

Tesi davvero singolare. Ma che viene riproposta ad ogni piè sospinto. Soprattutto dai personaggi politici che, incapaci di ammettere la propria incongruenza, la propria incapacità ed i propri fallimenti, cercano cause e motivi in un mondo altro.

Così, dal: “Lo giuro sulla testa dei miei figli!”, al: “Mio padre è perseguitato per il cognome che porta!” fino al più recente: “Sono orgoglioso dei miei genitori!” la musica non cambia.

Come sempre, i fatti si incaricheranno di smentire questi signori, l’ultimo dei quali, il “celeste”, è stato definitivamente condannato per l’”affare” Maugeri San Raffaele.

C’è una generale grande insofferenza verso il potere giudiziario. Che, va ricordato, non sempre ha brillato per esser coeso, chiaro, cristallino; alternando ai molti martiri, altrettanti personaggi che definire ambigui è un eufemismo.

Sono uomini e donne che svolgono un delicato ufficio, fondamentale per la vita del mostro Paese. Eppure persone “viste” come altro, distante, ostile.

Questo vale per il così detto popolo ma soprattutto per i suoi così detti rappresentati.

Se l’insofferenza del primo è dovuta principalmente alla lunghezza dei processi ed alla sensazione che la legge non sia uguale per tutti, dipenda da troppe variabili – la principale delle quali è il denaro – ed abbia troppe incognite al suo interno – competenze, interpretazioni, pareri; per i secondi l’intolleranza nasce dal fatto che vi sia un potere – costituzionalmente di pari grado – che possa giudicarli: assolverli o condannarli al pari del popolo.

Per questo motivo il potere esecutivo, attraverso il legislativo, tenta di mettere sotto il suo controllo il potere giudiziario, per addomesticarlo ai suoi desiderata.

Eccetto la breve stagione di Mani Pulite, si è sempre cercato di fare questo.

Per tornare all’orgoglio, mio nonno mi ripeteva spesso questa frase: “Ricordati che l’orgoglio va a cavallo, ma torna a piedi!”.

Un saluto e buone cose a tutti





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POLITICA
22 febbraio 2019
E adesso?
Cosa accadrà dopo aver "salvato" salvini?
Sembra di assistere a: "Oggi le comiche".
Solo che al tempo ci divertivamo assai, mentre oggi, da ridere c'è ben poco.
Quello che si capisce è che se si comincia a derogare sui principi, non si sa dove
si finisce.
Quella che dovrebbe essere normale prassi politica, trovare soluzioni venendo a compromessi
onorevoli, potrebbe trasformarsi nell'eterna prassi dello "scambio" di favori al ribasso.
Intanto si legge fra le righe che il movimento si strutturerà, diventerà a tutti gli effetti un partito.
Con tutti gli annessi e i connessi.
In secondo luogo, si continua, lo fà soprattutto Salivini, va detto, sul tira e molla delle altre
questioni centrali che hanno "portato" il movimemento a preferenze così importanti.
La TAV, che pareva un obiettivo già portato a casa, nel senso della sua definitiva inutilità e quindi
dell'altrettanto già assodata non fattibilità, riemerge ad aogni piè sospinto, un giorno sì e l'altro pure, come se ancora avesse un barlume di possibilità ad esistere.
Si continua a confutare numeri, a dire che, insomma, se le perdite fossero contenute e non sono di certo quelle calcolate si potrebbe...
Per farla breve, il governo ha rinviato per un altro mese il da farsi.
Bonafede, nell'Intervista al Fatto Quotidiano di oggi, proporrà di cancellare le soglie di inpunità introdotte da Renzi e si dice fiducioso ecc ecc.
Sulla TAP, si erano fatte promesse e dette cose probabilmente senza sapere bene ciò che si stava dicendo.
Il Reddito di Cittadinanza si gonfia di ulteriori paletti, per cui è tutta da verificare la platea finale che potrà accedervi.
Insomma, un po' poco no?
E adesso?
Credo che tutti i militanti, tutti i parlamentari del fù movimento debbano fare una profonda riflessione.
Ma penso che, soprattutto i parlamentari, debbano far riferimento più alla loro coscienza che non alle direttive dei capigrppo,
Un saluto a tutti e buone cose

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CULTURA
3 gennaio 2015
Tempus fugit
E' da più di un anno che non scrivo su questo blog.
Non sono certo gli argomenti a mancare quanto piuttosto la stanchezza e lo sconforto nel vedere che le cose non solo non cambiano, ma vanno via via peggiorando.
Come sarà questo 2015?
Se le premesse sono quelle contenute nell'anno appena trascorso non c'è da stare troppo allegri.
Ed allora così, per ridere ma anche per riflettere vi invito a guardare questo:

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2015/01/02/balasso-discorso-di-capodanno-fumiamoci-due-pipate-di-canapa-in-santa-pace/326433/

Alla prossima e, nonostatnte tutto, buone cose a tutti

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CULTURA
16 aprile 2014
Questa volta sto con Grillo
L'episodio di questi giorni relativo alla trasposizione del titolo di un libro di Primo levi ed il montaggio fotografico della scritta che compariva sul lager di Auschwitz ( spero di averlo scritto giusto) mi hanno dato da pensare. Più che l'episodio in sè, le solite reazioni.
Naturlmente ciascuno è libero di esprimere disagio, incomprensione, fiananco disgusto, ma ciò non toglie che non si può censurare a prescindere.
So di imbattermi in terreni delicati, ma credo sia giunto il tempo di smontare questa mistica della Shoa.
Nel senso che se è vero che nella famosa democrazia tutto si può criticare è vero anche che si può parlare, paragonare, utilizzare materiali relativi ai tragici eventi che accaddero negli anni trenta/quaranta del secolo scorso.
Sta nella coscenza di ciascuno viverli ed interpretarli come meglio sa e crede. Invece.
Ecco levarsi la riprovazione generale, che non è altro che quel senso di colpa che ancora pervade le famose democrazie, per non aver saputo - a suo tempo - e per non sapere oggi gestire un ricordo che le coinvolge e ci coinvolge in prima persona.
Per parte mia posso solo osservare che è troppo semplicistico non sapere o non aver anocra capito cosa fu quella macchina di sterminio e come mai ci si sia arrivati.
Problemi economici? Probelmi sociali? Isterie di un folle coi baffetti? Inanità degli stati che sapevano ma facevano finta di non sapere? Banalità del male?
Versioni. Dove ognuna ha il suo fondamento e le sue giustificazioni, la sua ignoranza e la disperata, spasmodica ricerca di un'assoluzione che non potrà venire mai.
Pensate che la buffonata più grande, là dove meglio si evince il senso di colpa non ancora superato, è stato istituire la giornata della memoria: un ricordo obbligato da un calendario, non fatto proprio dalla coscenza e dalla conoscenza storica.
Detto questo c'è un problema attuale che discende da questo scrupolo, da questa colpa: non si può parlare degli ebrei perché, al solo nominarli, si diventa automaticamente antisemiti.
Mi spiace, ma questo, come cittadino non lo posso proprio accetare.
Critichiamo continuamente tutte le religioni del libro e questa non si può nemmeno nominare?
Un'assurdità.
E la cosa grave è che tutti si adeguano a questa pseudo regola non scritta.
Per assurdo sono "ebrei" a criticare loro stessi, vedi ad esempio Gad Lerner e la questione dell'ospedale israelitico - Mastrapasqua.
Cioè a dire che solo alcuni sono titolati a muovere critiche, gli altri, se lo fanno, anche garbatamente, anche sense insulti becereri ed inutli, sono tutti anti semiti.
Alcuni mesi orsono, solo per fare un esempio, fu tolto un articolo di Oddifreddi da "La Repubblica" solo perché argomentando in senso matematico un discorso relativo allo sterminio degli ebrei aveva osato contestare ana certa affermazione. La Comunità ebraica pretese ed ottenne la rimozione di quell'articolo: una sciocchezza controproducente.
A nulla valsero le spiegazioni del professore: si deve togliere ed è stato tolto. Facendo torto alla pretesa di laicità e pluralità che il giornale sostiene di avere.
Ecco, per dire.
Ma il discorso principale rimane questo: non possiamo essere succubi di questi dolorosi avvenimenti come non lo possiamo essere nei confronti del martirio dei primi cristiani o del genocidio ruandese.
Perciò penso che se volessi utilizzare il titolo di un libro di Primo Levi per evidenziare esattamente il suo contrario od il suo portato nefasto, lo dovrei e lo potrei fare senza che nessuno urli allo scandalo.
Non è di come si esprime Grillo che ci dobbiamo preoccupare, quanto piuttosto di come non si esprimono o fanno finta di esprimersi gli altri.
E' ora di smetterla con questo paternalismo d'accatto, che vorrebbe fare il moralista su delle sciocchezze ma che è ben pronto a prostituirsi su cose ben più importanti.

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POLITICA
18 dicembre 2013
AUGURI
E' tempo di feste, almeno nel calendario, per alcuni ma non per molti.
E' triste ma è la realtà. Si fa fatica ad esprimere un augurio che è una speranza, un invito, che sappiamo non potrà essere accolto e condiviso da un mare di persone, esseri umani in carne ed ossa.
Il mio augurio più sincero, laicamente sentito, voglio farlo a Nino - mi scusi la confidenza - Di Matteo ed a tutti i magistrati, alle loro scorte ed alle loro famiglie, che coraggiosamente lottano per estirpare il cancro che ci attanaglia e ci rode da troppo tempo.
Sembra retorica sentimentale, ma vi assicuro non lo è affatto ed inviterei i soliti due che leggono queste righe a riflettere ed a passare parola.
C'è una cosa che sappiamo tutti, come al tempo di tangentopoli ed anche prima: la politica si è innestata nella mafia e viceversa, come una mala pianta che si sviluppa rigogliosa all'ombra del nostro silenzio, della nostra vigliaccheria. Siamo tutti colpevoli, nei nostri gesti quotidiani, nel nostro fatalismo ignorante, nel nostro egoismo primitivo.
Inutile scomodare analisi antropologiche, sociologiche, storiche: noi siamo ciò che accettiamo.
I motivi possono essere diversi, nobili o meno, non è il mio un giudizio morale, ma il risultato non cambia.
Siamo un paese omertoso, anarchico e scellerato, proteso al singolo interesse, senza una visione generale di comunità.
Ci eravamo illusi che la cultura, l'istruzione, il benessere, potessero in qualche modo "mitigare" questa situazione ma era, appunto, un'illusione.
So per certo che questo paese è abitato da molte persone per bene, oneste, tranquille, ma non facciamo testo, siamo minoranza, non contiamo nulla. Le nostre sacrosante proteste, sono poco più che guaiti alla luna.
Mai smettere di combattere, perché abbiamo dei figli a cui insegnare, noi proponiamo, saranno loro, se lo vorranno, a recepire. E, quand'anche non lo facessero, noi continueremo, perché la loro esistenza non può presupporre la nostra fine: non può essere o noi o loro, entrambi abbiamo diritto di cittadinanza, di esistenza. Non si possono contrapporre, in nome del modernismo, gli uni agli altri.
Scusate il pistolotto, ma mi sentivo di dirlo e, soprattutto, di riaffermarlo.
Come milioni di persone, non ho rubato nulla ai giovani, per cui io sono un garantito ed essi sono precari.
Come milioni di persone, non ho rubato il loro futuro perché penso che ho diritto alla mia pensione, dopo aver lavorato una vita.
Ma lasciamo stare, oggi è il giorno degli auguri e sinceramente li formulo agli onesti..
C'è, fra le molte, una persona a cui non voglio augurare buone feste.
E' il capo dello stato, il presidente della repubblica. Non credo sia offendere questo.
Al capo dello stato, l'unico augurio che posso fare è che se ne vada al più presto.
La sua concezione politica, la sua visione del mondo l'estrinsecarsi delle sue prerogative - debordando eticamente da ciò che la costituzione prevede - mi fanno ritenere che egli non abbia più titolo e merito a ricoprire il suo posto.
Non sono un grillino, non sono un forcone, non ho la tessera di alcun partito.
Sono semplicemente, come milioni di persone, un cittadino di questa repubblica.
Alla prossima.

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politica interna
15 dicembre 2013
I FILOSOFI DELLA DOMENICA
Mi ero ripromesso di non scrivere più, vista la tristezza del periodo. Ma dopo gli ultimi sviluppi della situazione politica non posso più esimermi.
Mi perdoneranno i due lettori che mi seguono, ma siamo veramente arrivati alla frutta.
Dunque, dal 2011 viviamo sotto scacco di mirabolanti tecnici e di larghi intendisti. Diciamo che da anni siamo ridotti proprio male, anzi, malissimo. E, quello che è peggio, gli unici a non accorgersene, sono quelli che vivono nei palazzi, da quelli comunali, a quelli provinciali, ai regionali, per finire alle camere del parlamento.
Direte, sin qui, non hai detto nulla di nuovo ed è qui che sta la tragedia. Una persona normale come me, come voi, semplicemente prende atto e lo  dice, della desolazione che ci circonda.
L'insicurezza, il disagio, la povertà che nano a mano ci circondano. Tutte le nostre certezze che vanno a farsi fottere. L'impotenza di fronte all'arroganza della burocrazia, l'impoverimento di fronte ai nostri figli, che possiamo solo "sussidiare" - per quanto? - l'incapacità di fare un minimo di progetto, così presi nelle temperie di una vita balorda. Noi che avremmo dovuto costituire il baluardo, il passaggio da noi vecchi ai giovani. Noi che ci eravamo prefissati degli obiettivi che ci hanno progressivamente portato via.
Dicono che i giovani hanno perso il futuro, gli abbiamo rubato una prospettiva, ma nessuno dice di quello che hanno portato via a noi, la possibilità di darglielo questo futuro impoverendo prima noi e, di conseguenza, loro. Sono fuori di testa. Sarebbe come dire che noi dobbiamo scomparire, ma, scomparendo, dobbiamo intanto mantenere questi embrioni, questi bozzoli, questi uomini "in fieri". Pura follia. Vorrebbero buttare via noi, obsoleti, inutili, di un altro tempo, per semplicemente usare i nostri ragazzi, da qualunque posto essi vengano.
Questo è il mercato globale, che non ha mai avuto nulla a che fare con i diritti e sempre con le statistiche. Poveri e disperati ce ne sono tanti - e funzionali - che non ha nemmeno più importanza chi protesta: non è un problema ad essere sollevato, è solo n problema di ordine pubblico.
Ecco che in questa congerie, in questo sincizio, si inseriscono i filosofi della domenica, quelli che vorrebbero assurgere a Socrate, a Platone o ad Aristotele, quelli che dispensano consigli ed emettono sentenze.
Tristi personaggi che, dall'alto della loro rendita di posizione, e con potenti mezzi di comunicazione a loro disposizione, si sentono in diritto di emettere sentenze, salvo poi dire: "Questa è la mia modesta opinione!".
Poveretti, fanno più tristezza che rabbia. E non perché siano partigiani di qualcosa, quanto per il fatto che hanno vissuto anni meravigliosi nel verminaio in cui ci siamo venuti a trovare.
Credono di sapere tutto e di intuire tutto, dall'alto della loro saccenza, e dunque sono in grado - secondo loro - di sapere chi sono i buoni ed i cattivi, di additarli, di stigmatizzarli.
La vecchiaia, in uno dei suoi tanti aspetti, assume questo: la ridicolaggine. 
Vediamoli dunque per quello che sono: personaggi patetici che vorrebbero ancora, per puro narcisismo, dire qualcosa, ma che restano vacui come i sogni che all'alba si dissolvono.
I filosofi, specie quelli della domenica, sono il senso di colpa di una società che è stata fatta marcire da molto tempo.

P.S. Agli amici del PD, in primis a Renzi, vorrei sapere che cosa ne pensano del  magnifico lavoro svolto dal compagno Boccia.
Non vorrei essere arrogante, ma una risposta me l'aspetto.
Ai miei due lettori ed a tutti quelli che avranno la ventura di incappare in questo blog, auguro ogni bene possibile
 
                        

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POLITICA
21 febbraio 2013
AL VOTO! AL VOTO! ... CI RISIAMO...
Mancano dunque qualche decina di ore e poi ci siamo, si vota.
Sul percorso con il quale si è giunti a queste elezioni, credo che oramai tutti siano informati.
Si potevano fare prima? Si potevano fare dopo? Senza dubbio si potevano e si dovevano fare prima.
Solo, come sempre, meschini calcoli elettoralistici, accordi sottobanco, intenti, alleanze, hanno determinato la crisi nel momento in cui è avvenuta.
Per più di un anno si sono lasciati governare i "tecnici", gli si è lasciato fare il lavoro sporco avallandolo e vendendolo come necessità per il paese. Poi, quando i giochi sembravano fatti, ecco arrivare la crisi di governo, il solito cerimoniale del tira e molla, ed eccoci qui.
Durante l'interregno tecnico i guasti sono stati più dei benefici, ma non si possono addebitare tout court ai tecnici. Questi ultimi, poi, garantivano, all'inizio del loro mandato, che finita la Mission se ne sarebbero tornati ai loro saperi. Non è stato così, non per tutti, ma non è stato così in particolare per il loro capo, il professor Monti. Il quale ha pensato bene, sempre nell'ottica - dice lui - di salvaguardia del paese, di "schierarsi" per continuare il lavoro e per non buttare via i sacrifici.
Semplicemente non è credibile, Lui, che ha fatto della credibilità internazionale il suo vanto, in questo e per questo senso "interno" non è credibile. E non lo ha dimostrato solo con i provvedimenti di governo intesi a massacrare ed impoverire il paese, lo ha fatto anche nella campagna elettorale sentenziando con chi e come avrebbe voluto continuare questa opera: niente "estreme", un PD che sostanzialmente accolga i suoi desiderata ed altre amenità simili. Un suo diritto sicuramente, ma intellettualmente disonesto: quando si annuncia che si lascia, si deve essere conseguenti.
Ma, come dicevo, mancano poche ore e poi ci siamo.
I grandi partiti che hanno prima dato sostegno al governo Monti e poi promosso questo percorso elettorale, PD e PDL, arrivano in un quadro diverso a questo appuntamento.
Il primo, da mesi, sta predicando che ha la vittoria in mano, ma ora non si sente più tanto sicuro.
Va comunque dato atto al PD di aver cercato di iniziare a fare un cammino nuovo di cui le primarie sono solo l'inizio, ma senz'altro non possiamo non stigmatizzare il fatto che con la storia delle "deroghe" e della quota di candidati riservata al segretario questo stesso cammino appare incerto. Il rinnovamento incompiuto, potremmo chiamarlo.
Il secondo era oramai defunto e solo il resuscitare del suo capo, fondatore e amministratore delegato, l'ha rimesso in piedi.  Senza troppe speranze per la verità, se non quella più concreta di poter essere una mera forza di interdizione parlamentare.
Per portare a casa almeno questo risultato, Berlusconi è ritornato a fare ciò che sa fare meglio: il venditore di sogni.
In sostanza, ciò che ci rimane e quelle che potrebbero essere le tre opzioni possibili in questa tornata elettorale sono: Grillo, SEL e Rivoluzione Civile.

Il primo sta raccogliendo un notevole successo. Dice cose anche molto interessanti ma anche un sacco di cazzate, sparate più per la pancia degli astanti che per la loro efficacia politica.
Essendo un movimento, quello di Grillo è un posto dove il dissenso non può abitare: o sei con me o sei contro. Posizione legittima ma posizione che poco ha a che fare con logiche di confronto democratico. Se non vuole andare in televisione ha ragione, ma allora perché si fa riprendere dalle telecamere? Se deprechi il medium televisivo non lo puoi usare quando ti fa comodo.
I salvatori della patria che mandano avanti gli altri a combattere non mi piacciono. Dice che lui non entrerà in parlamento, staremo a vedere... L'impressione generale che ho avuto, potrei sbagliarmi, è che comunque è incapace di confrontarsi con altri. Lui parla ad una piazza che è di fatto un set televisivo ma, salvo qualche breve battuta, non risponde a nessuno.
Tuttavia, come dicevo, alcune proposte sono assai interessanti e quindi è da tenere in seria considerazione.

Per quanto riguarda SEL anche qui c'è molto di interessante. Il partito è articolato sul territorio. Certo, Vendola non è proprio un novello politico, ma credo sia una persona onesta.
In Puglia ha fatto un ottimo lavoro, se si eccettuano alcuni incidenti di percorso, vedi il caso Tedesco ad esempio oppure il grande polo ospedaliero che voleva fare con don Verzé. Qualche cantonata l'ha presa anche lui e ci sono ancora alcune cosucce da verificare: la questione degli inceneritori e, su tutte, il dramma dell'Ilva a Taranto per il quale, va detto, non è l'unico ad avere competenza. Ma a parte questo, credo che nessuno non possa riconoscergli lo straordinario lavoro svolto in una delle regioni più difficili del nostro paese. E' poi una persona "tranquilla", nel senso non arrogante; parla in modo pacato e corretto anche se qualche volta insite troppo su un eloquio forbito al limite dell'eccesso.  
Unica cosa da chiarire bene, per Vendola, è la sua posizione con il PD. Per come è strutturato il PD, non credo ci siano molti punti di contatto programmatico e dunque: si allea con questo partito per "portare a casa qualcosa"? Si allea con loro mantenendo netta una propria identità e dunque convergendo solo su alcune questioni? Come si pone, insomma, rispetto al suo elettorato?

Per quanto riguarda Rivoluzione Civile ed Ingroia che lo rappresenta, si tratta  di uno degli ultimi soggetti politici approdati sulla scena.
Anche lui mi sembra una persona per bene e credo che nell'ambito della sua competenza specifica ante politica, quella di PM, si sia dimostrato una persona corretta, professionale, dignitosa ed onesta. Ora c'è tutto questo polverone sul fatto che non si sia dimesso dalla magistratura, ma sono polemiche solo strumentali, fatte poi, da chi della magistratura ha avuto sempre una grande insofferenza ed un generale "malpancismo", provengano essi da destra o da sinistra. 
In un paese come il nostro, sostanzialmente anarcoide ed insofferente alle regole, credo che riportare al centro il discorso della legalità, sia fondamentale. Della legalità e della giustizia sociale, malamente calpestata in questi ultimi venti anni da una politica miope, cialtrona, oscena.
E la giustizia sociale, passa inevitabilmente per lo smantellamento dell'intreccio mafia-poliica-affari, che tanti lutti e tante distorsioni ha portato ed ancora porta al nostro paese.
E' l'idea, insomma, che non solo non si tratta con la mafia ma che è tutta la cultura del condono, dell'abuso, della prepotenza, dell'arroganza del denaro spacciata per sviluppo che va combattuta e sostituita da una cultura della comunità. Ed il primo motore di questa cultura è lo stato.

Ecco, io credo che per le considerazioni sopra esposte siano queste le opzioni disponibili in questa tornata elettorale.
Certo, le mie sono solo opinioni personali e valgono dunque per quello che sono. Lungi da me indicare chicchessia. Il voto è una esperienza personale che ciascuno deve fare per proprio conto. Importante è farla. Perché il voto non è solo un diritto, ma anche un dovere. E non importa quante volte lo si dovrà esercitare. Non importa se fra nove mesi, poniamo il caso, torneremo alle urne.
So benissimo che lo sconforto, l'amarezza, l'incazzatura sono enormi. Ma dargliela vinta proprio così è da vili.
Come sempre, auguro a tutti voi buone cose per tutto.


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permalink | inviato da tattara il 21/2/2013 alle 18:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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