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Di ritorno dal pensiero
CULTURA
23 febbraio 2019
L'ORGOGLIO

Sono orgoglioso dei miei genitori!”.

Una frase certamente ad effetto. Un effetto cercato, voluto.

Quanti genitori vorrebbero sentirsela dire dai propri figli.

Sarebbe solo una testimonianza, un piccolo riconoscimento delle fatiche fatte.

C’è tuttavia qualcosa che stona, che non torna.

Anzitutto l’orgoglio, sbattuto in faccia a tutti come simbolo di appartenenza, di fierezza di essere di e per quella cosa con tutto sé stesso senza alcun dubbio, in modo acritico, fideistico.

In secondo luogo e questo è più grave, c’è questa incapacità di scindere gli “affetti” dagli “effetti”, pretendendo che i primi siano superiori e in qualsiasi modo giustificativi dei secondi. Così che, da una parte, il solo grado di parentela, per questi individui, rappresenta motivo di innocenza, incolpevolezza; mentre dall’altra, il solo fatto di indagare, esplorare, scrutare I parenti, rappresenta automaticamente un atto lesivo della loro persona, un complotto atto a minare la loro credibilità; un modo se è la magistratura a fare queste indagini, di “eliminarli” per via giudiziaria.

Tesi davvero singolare. Ma che viene riproposta ad ogni piè sospinto. Soprattutto dai personaggi politici che, incapaci di ammettere la propria incongruenza, la propria incapacità ed i propri fallimenti, cercano cause e motivi in un mondo altro.

Così, dal: “Lo giuro sulla testa dei miei figli!”, al: “Mio padre è perseguitato per il cognome che porta!” fino al più recente: “Sono orgoglioso dei miei genitori!” la musica non cambia.

Come sempre, i fatti si incaricheranno di smentire questi signori, l’ultimo dei quali, il “celeste”, è stato definitivamente condannato per l’”affare” Maugeri San Raffaele.

C’è una generale grande insofferenza verso il potere giudiziario. Che, va ricordato, non sempre ha brillato per esser coeso, chiaro, cristallino; alternando ai molti martiri, altrettanti personaggi che definire ambigui è un eufemismo.

Sono uomini e donne che svolgono un delicato ufficio, fondamentale per la vita del mostro Paese. Eppure persone “viste” come altro, distante, ostile.

Questo vale per il così detto popolo ma soprattutto per i suoi così detti rappresentati.

Se l’insofferenza del primo è dovuta principalmente alla lunghezza dei processi ed alla sensazione che la legge non sia uguale per tutti, dipenda da troppe variabili – la principale delle quali è il denaro – ed abbia troppe incognite al suo interno – competenze, interpretazioni, pareri; per i secondi l’intolleranza nasce dal fatto che vi sia un potere – costituzionalmente di pari grado – che possa giudicarli: assolverli o condannarli al pari del popolo.

Per questo motivo il potere esecutivo, attraverso il legislativo, tenta di mettere sotto il suo controllo il potere giudiziario, per addomesticarlo ai suoi desiderata.

Eccetto la breve stagione di Mani Pulite, si è sempre cercato di fare questo.

Per tornare all’orgoglio, mio nonno mi ripeteva spesso questa frase: “Ricordati che l’orgoglio va a cavallo, ma torna a piedi!”.

Un saluto e buone cose a tutti





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permalink | inviato da tattara il 23/2/2019 alle 16:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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