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Di ritorno dal pensiero
CULTURA
16 aprile 2014
Questa volta sto con Grillo
L'episodio di questi giorni relativo alla trasposizione del titolo di un libro di Primo levi ed il montaggio fotografico della scritta che compariva sul lager di Auschwitz ( spero di averlo scritto giusto) mi hanno dato da pensare. Più che l'episodio in sè, le solite reazioni.
Naturlmente ciascuno è libero di esprimere disagio, incomprensione, fiananco disgusto, ma ciò non toglie che non si può censurare a prescindere.
So di imbattermi in terreni delicati, ma credo sia giunto il tempo di smontare questa mistica della Shoa.
Nel senso che se è vero che nella famosa democrazia tutto si può criticare è vero anche che si può parlare, paragonare, utilizzare materiali relativi ai tragici eventi che accaddero negli anni trenta/quaranta del secolo scorso.
Sta nella coscenza di ciascuno viverli ed interpretarli come meglio sa e crede. Invece.
Ecco levarsi la riprovazione generale, che non è altro che quel senso di colpa che ancora pervade le famose democrazie, per non aver saputo - a suo tempo - e per non sapere oggi gestire un ricordo che le coinvolge e ci coinvolge in prima persona.
Per parte mia posso solo osservare che è troppo semplicistico non sapere o non aver anocra capito cosa fu quella macchina di sterminio e come mai ci si sia arrivati.
Problemi economici? Probelmi sociali? Isterie di un folle coi baffetti? Inanità degli stati che sapevano ma facevano finta di non sapere? Banalità del male?
Versioni. Dove ognuna ha il suo fondamento e le sue giustificazioni, la sua ignoranza e la disperata, spasmodica ricerca di un'assoluzione che non potrà venire mai.
Pensate che la buffonata più grande, là dove meglio si evince il senso di colpa non ancora superato, è stato istituire la giornata della memoria: un ricordo obbligato da un calendario, non fatto proprio dalla coscenza e dalla conoscenza storica.
Detto questo c'è un problema attuale che discende da questo scrupolo, da questa colpa: non si può parlare degli ebrei perché, al solo nominarli, si diventa automaticamente antisemiti.
Mi spiace, ma questo, come cittadino non lo posso proprio accetare.
Critichiamo continuamente tutte le religioni del libro e questa non si può nemmeno nominare?
Un'assurdità.
E la cosa grave è che tutti si adeguano a questa pseudo regola non scritta.
Per assurdo sono "ebrei" a criticare loro stessi, vedi ad esempio Gad Lerner e la questione dell'ospedale israelitico - Mastrapasqua.
Cioè a dire che solo alcuni sono titolati a muovere critiche, gli altri, se lo fanno, anche garbatamente, anche sense insulti becereri ed inutli, sono tutti anti semiti.
Alcuni mesi orsono, solo per fare un esempio, fu tolto un articolo di Oddifreddi da "La Repubblica" solo perché argomentando in senso matematico un discorso relativo allo sterminio degli ebrei aveva osato contestare ana certa affermazione. La Comunità ebraica pretese ed ottenne la rimozione di quell'articolo: una sciocchezza controproducente.
A nulla valsero le spiegazioni del professore: si deve togliere ed è stato tolto. Facendo torto alla pretesa di laicità e pluralità che il giornale sostiene di avere.
Ecco, per dire.
Ma il discorso principale rimane questo: non possiamo essere succubi di questi dolorosi avvenimenti come non lo possiamo essere nei confronti del martirio dei primi cristiani o del genocidio ruandese.
Perciò penso che se volessi utilizzare il titolo di un libro di Primo Levi per evidenziare esattamente il suo contrario od il suo portato nefasto, lo dovrei e lo potrei fare senza che nessuno urli allo scandalo.
Non è di come si esprime Grillo che ci dobbiamo preoccupare, quanto piuttosto di come non si esprimono o fanno finta di esprimersi gli altri.
E' ora di smetterla con questo paternalismo d'accatto, che vorrebbe fare il moralista su delle sciocchezze ma che è ben pronto a prostituirsi su cose ben più importanti.

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permalink | inviato da tattara il 16/4/2014 alle 13:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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