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Di ritorno dal pensiero
politica interna
15 dicembre 2013
I FILOSOFI DELLA DOMENICA
Mi ero ripromesso di non scrivere più, vista la tristezza del periodo. Ma dopo gli ultimi sviluppi della situazione politica non posso più esimermi.
Mi perdoneranno i due lettori che mi seguono, ma siamo veramente arrivati alla frutta.
Dunque, dal 2011 viviamo sotto scacco di mirabolanti tecnici e di larghi intendisti. Diciamo che da anni siamo ridotti proprio male, anzi, malissimo. E, quello che è peggio, gli unici a non accorgersene, sono quelli che vivono nei palazzi, da quelli comunali, a quelli provinciali, ai regionali, per finire alle camere del parlamento.
Direte, sin qui, non hai detto nulla di nuovo ed è qui che sta la tragedia. Una persona normale come me, come voi, semplicemente prende atto e lo  dice, della desolazione che ci circonda.
L'insicurezza, il disagio, la povertà che nano a mano ci circondano. Tutte le nostre certezze che vanno a farsi fottere. L'impotenza di fronte all'arroganza della burocrazia, l'impoverimento di fronte ai nostri figli, che possiamo solo "sussidiare" - per quanto? - l'incapacità di fare un minimo di progetto, così presi nelle temperie di una vita balorda. Noi che avremmo dovuto costituire il baluardo, il passaggio da noi vecchi ai giovani. Noi che ci eravamo prefissati degli obiettivi che ci hanno progressivamente portato via.
Dicono che i giovani hanno perso il futuro, gli abbiamo rubato una prospettiva, ma nessuno dice di quello che hanno portato via a noi, la possibilità di darglielo questo futuro impoverendo prima noi e, di conseguenza, loro. Sono fuori di testa. Sarebbe come dire che noi dobbiamo scomparire, ma, scomparendo, dobbiamo intanto mantenere questi embrioni, questi bozzoli, questi uomini "in fieri". Pura follia. Vorrebbero buttare via noi, obsoleti, inutili, di un altro tempo, per semplicemente usare i nostri ragazzi, da qualunque posto essi vengano.
Questo è il mercato globale, che non ha mai avuto nulla a che fare con i diritti e sempre con le statistiche. Poveri e disperati ce ne sono tanti - e funzionali - che non ha nemmeno più importanza chi protesta: non è un problema ad essere sollevato, è solo n problema di ordine pubblico.
Ecco che in questa congerie, in questo sincizio, si inseriscono i filosofi della domenica, quelli che vorrebbero assurgere a Socrate, a Platone o ad Aristotele, quelli che dispensano consigli ed emettono sentenze.
Tristi personaggi che, dall'alto della loro rendita di posizione, e con potenti mezzi di comunicazione a loro disposizione, si sentono in diritto di emettere sentenze, salvo poi dire: "Questa è la mia modesta opinione!".
Poveretti, fanno più tristezza che rabbia. E non perché siano partigiani di qualcosa, quanto per il fatto che hanno vissuto anni meravigliosi nel verminaio in cui ci siamo venuti a trovare.
Credono di sapere tutto e di intuire tutto, dall'alto della loro saccenza, e dunque sono in grado - secondo loro - di sapere chi sono i buoni ed i cattivi, di additarli, di stigmatizzarli.
La vecchiaia, in uno dei suoi tanti aspetti, assume questo: la ridicolaggine. 
Vediamoli dunque per quello che sono: personaggi patetici che vorrebbero ancora, per puro narcisismo, dire qualcosa, ma che restano vacui come i sogni che all'alba si dissolvono.
I filosofi, specie quelli della domenica, sono il senso di colpa di una società che è stata fatta marcire da molto tempo.

P.S. Agli amici del PD, in primis a Renzi, vorrei sapere che cosa ne pensano del  magnifico lavoro svolto dal compagno Boccia.
Non vorrei essere arrogante, ma una risposta me l'aspetto.
Ai miei due lettori ed a tutti quelli che avranno la ventura di incappare in questo blog, auguro ogni bene possibile
 
                        

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permalink | inviato da tattara il 15/12/2013 alle 19:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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